Verona – Le persone immigrate che da alcuni giorni stanno manifestando nella piazza di fronte alla chiesa di San Nicolò all’Arena ci stanno richiamando in modo civile su alcuni problemi collegati alla realtà dell’immigrazione. Si tratta di limiti e impostazioni a volte prive di senso e controproducenti della normativa che regola l’immigrazione oggi in Italia.
Nello specifico questi manifestanti evidenziano due problematiche collegate all’ultima sanatoria, quella del 2009. La prima si riferisce al presunto reato di clandestinità conseguente ad una permanenza nel paese pur essendone stati espulsi. Reato che impedirebbe a quanti fossero stati condannati per questo di accedere all’ultima sanatoria. Ma, sostengono i manifestanti, nel momento in cui questo reato è stato tolto, le indicazioni ministeriali si sono contraddette: prima dicendo che le domande di coloro che avevano subito una condanna per clandestinità erano da rivedere e poi bloccando la stessa procedura di revisione.
La seconda problematica riguarda la posizione giuridica di coloro che sono stati truffati da persone singole o anche da organizzazioni malavitose che hanno sfruttato la loro situazione di bisogno e la loro buona fede garantendo in cambio di denaro l’ottenimento del permesso di soggiorno. Ricordiamo che a San Bonifacio è stato smascherato un rigiro in questo senso dalle grandi dimensioni.
Queste problematiche, guardate così, possono lasciarci anche molto perplessi per la difficoltà oggettiva a coglierne tutti i risvolti. Ma se pensiamo alle persone concrete che ne sono rimaste vittima, appare in tutta evidenza la drammaticità delle situazioni. Chi si trova coinvolto in queste vicende burocratico amministrative non ha davanti a sé un futuro e per una persona di venticinque trent’anni questo è terribile. Non puoi pensare di realizzare la tua vita, vivi ai margini della società, devi accontentarti di lavori in nero alla mercé di chi ha interesse a sfruttarti nel lavoro, non puoi pensare di costruirti una famiglia. Non hai un posto in questa società, nella vita!
Questi fratelli e sorelle ci ricordano per lo meno che c’è qualcosa che non funziona nelle norme che regolano l’immigrazione e con questo non stiamo dicendo che non servono delle regole. Parlare dei limiti della normativa non vuol dire essere “buonisti” o dire che chiunque può entrare in un paese non tenendo conto delle regole.
È piuttosto da persone sagge e da credenti rispettosi delle persone evidenziare ciò che non funziona e che crea sofferenza personale ed emarginazione sociale quando le regole si dimostrano nei fatti più un problema che una risorsa.
Ormai da tempo si evidenzia per esempio che la norma che prevede che il datore di lavoro contatti il lavoratore straniero nel suo paese prima di farlo arrivare in Italia risulta inadeguata. Chi metterebbe in contatto queste persone? Chi accetterebbe nella sua azienda o anche in casa sua una persona che non conosce minimamente?
E cosa dire delle quote che di anno in anno vengono fissate dal ministero per i nuovi ingressi? Tutti sanno che di fatto funzionano come delle mini sanatorie perché coinvolgono persone che sono già sul territorio. Immigrati che già lavorano in nero e che colgono l’occasione per regolarizzare la loro posizione.
Vorrei poi evidenziare come tali quote nel corso degli anni non hanno mai risposto alla reale domanda di lavoratori del nostro paese per cui molti, ogni anno, non potendo entrare nelle quote fissate dal Governo di fatto sono state costrette a rimanere nel circuito del mercato del lavoro in nero. E qui tocchiamo un punto importante. L’immigrazione irregolare può essere contrastata in qualche modo (spesso assai discutibile) alle frontiere, ma lo sarebbe molto più efficacemente con la lotta al lavoro in nero che trova purtroppo negli immigrati irregolari la disponibilità “per stato di necessità” a condizioni altrimenti inaccettabili. Lavoro in nero che, lo sappiamo tutti, danneggia i cittadini onesti che vengono privati del contributo di quanti fanno affari nascondendosi al fisco. Danneggia il mercato delle persone oneste perché crea una concorrenza sfalsata. Danneggia gli immigrati che non vedono riconosciuti i loro diritti come lavoratori e come cittadini. Danneggia il tessuto sociale creando sacche di irregolarità e di emarginazione che possono minacciare la sicurezza.
In conclusione i manifestanti di San Nicolò ci invitano ad aprire gli occhi sulle loro sofferenze e sui limiti delle nostre leggi. E a ben vedere da un lato è questione di rispetto e di umanità ascoltare la loro voce e dall’altro è espressione e cura della nostra società. (don G. Mirandola – Direttore Migrantes Verona)



