Calabria: la difficile situazione dei lavoratori del Porto di Gioia Tauro

Ieri sera veglia di preghiera

Gioia Tauro – La situazione che si sta delineando nel Porto di Gioia Tauro “non può lasciare indifferente la Chiesa. Nessuno di noi può rimanere impassibile dinanzi a questa situazione precaria di una realtà, quale il Porto di Gioia Tauro, a cui si è guardato sempre con occhio di speranza ritenendolo volano di sviluppo non solo per questo territorio, ma per l’intera Regione e per l’intero Paese”. E’ quanto ha detto ieri sera mons. Pino Demasi, Vicario generale della diocesi di Oppido Mamertina-Palmi presiedendo una veglia di preghiera voluta dal Vescovo mons. Luciano Bux e promossa dalla locale “Stella Maris”, dal Consiglio Pastorale Diocesano, Pastorale Sociale e del Lavoro e Consulta delle Aggregazioni Laicali.

 
Per mons. Demasi è “un momento particolare quello che sta vivendo questo Porto, un momento preoccupante” per il futuro lavorativo di migliaia di persone: “certamente la Chiesa non è il soggetto incaricato di trovare soluzioni, ma questo non significa essere autorizzati a stare alla finestra a guardare”. Il futuro di Gioia Tauro e del suo comprensorio dipende dalla “difesa” del lavoro, ma anche dallo “sviluppo dell’economia e della società intera”, ha detto il sacerdote sottolineando che occorre che tutti “contribuiamo per obiettivi comuni nella difesa del lavoro, volti a difendere il valore della dignità del lavoro e a mantenere aperte le prospettive di un futuro sereno e migliore”.
Per mons. Demasi al primo posto “non c’è il guadagno ma la dignità della persona umana. Dobbiamo convincerci sempre più che il valore del lavoro prima che economico, è antropologico e la sua mancanza o negazione si configura come vero e proprio affronto alla dignità della persona umana”. In un territorio, quale quello della Piana di Gioia Tauro, dove “già la mancanza di occupazione è una vera emergenza sociale, la perdita del lavoro di centinaia di persone, per lo più giovani, farebbe diventare la situazione sempre più difficile e per molti versi esplosiva, perché verrebbero privati tante altre persone della loro dignità e di prospettive future e di serenità per le loro giovani famiglie. Senza dimenticare il fatto che la mancanza di lavoro concorre ad aggravare i mali morali e civili ed anche i fenomeni malavitosi, favorendo di fatto la ndrangheta che trova facile manovalanza tra i disoccupati senza speranza”. Il sacerdote fa appello ai responsabili della cosa pubblica a vario livello provinciale, regionale e nazionale perchè “compiano il loro dovere fino in fondo a favore di questa terra e di questo comprensorio, i cui abitanti non intendono essere più fanalini di coda di questo Paese”.
A coloro che rischiano il posto di lavoro – conclude don DeMasi – la solidarietà della diocesi, una “solidarietà che per noi cristiani è animata della carità, e significa innanzitutto immedesimarsi nelle difficoltà dell’altro”.