L’intervento di p. Terragni al corso di pastorale migratoria
Roma – I documenti del magistero sulla mobilità umana, in modo particolare da Leone XIII a Benedetto XVI, “manifestano la sollecitudine della Chiesa verso i migranti, i rifugiati, marittimi ecc. tanto da costituire quasi un corpus dottrinale della pastorale migratoria”. E’ quanto ha detto questa mattina p. Giovanni Terragni, intervenendo la Corso di Pastorale Migratoria, promosso dalla Fondazione Migrantes e in corso a Roma. “Da una fase iniziale rivolta principalmente all’emigrazione italiana per la salvaguardia della fede dei migranti – ha spiegato il religioso scalabriniano – si è giunti ad una comprensione più universale e globale del fenomeno migratorio, ad una visione più ecumenica, aperta a temi come la difesa dei diritti inalienabili della persona umana, il riconoscimento e il rispetto delle diverse culture e religioni, il dialogo e l’accoglienza. La chiesa locale, sta diventando – ha spiegato – sempre più crogiolo di differenti etnie e culture e deve agire su vari fronti, sia della carità, della missionarietà e dell’evangelizzazione, facendosi carico in primo luogo della cura pastorale dei propri fedeli, ma anche degli immigranti cristiani (dialogo ecumenico) e degli immigranti di altre religioni (dialogo interreligioso). Le recenti migrazioni, non di rado drammatiche, provenienti da paesi non cristiani verso paesi di antica cristianità sollecitano la società e la chiesa e i singoli individui all’accoglienza, al dialogo, e alla fraternità. Non possiamo invocare Dio come Padre se non accogliamo le persone come fratelli.



