Trento – È una vera e propria corsa contro il tempo quella in atto nel deserto libico per salvare le vite di migliaia di migranti in fuga dalle città del nord sconvolte dal conflitto tra le forze del colonnello Muammar Gheddafi e gli insorti sostenuti dalla Nato.
L’Organizzazione Internazionale per le Migrazioni (OIM) ha scoperto nelle aree di al Gatrun e di Sebha, verso il confine con il Ciad, oltre 2.000 persone tra cui donne, bambini e anziani – per lo più ciadiani – intrappolate nel deserto. In viaggio per sei settimane dalle località della costa come Misurata, Kufra e Al Jufra, senza protezione dal sole e senza accesso all’acqua, al cibo o a medicinali. “È un miracolo che non ci siano stati morti in questi condizioni”, afferma un portavoce dell’OIM che ha condotto la missione nel sud della Libia. Si tratta di migranti che vivevano e lavoravano in Libia da tanto tempo, anche da trent’anni, e che ora devono tornare nel paese d’origine, senza sapere cosa li aspetta. Secondo le stime dell’OIM, sarebbero 44 mila i migranti subsahariani, in maggioranza ciadiani, che hanno varcato il confine meridionale con il Ciad nelle scorse settimane. In 75.000, prevalentemente nigerini, hanno raggiunto il Niger.
È l’altra faccia del conflitto libico, segnato nei giorni scorsi dalla decisione del Tribunale penale internazionale dell’Aia di emettere un mandato di arresto internazionale nei confronti di Muammar Gheddafi, di suo figlio Seif e del capo dei servizi segreti Abdallah al- Senussi per crimini contro l’umanità. La decisione della Corte Penale Internazionale, ha affermato un portavoce del Consiglio Nazionale di Transizione dei ribelli libici, preclude ogni ipotesi di trattativa con il regime del rais.
E’ quanto paventano diversi Stati subsahariani, ritenendo che il provvedimento rischi di minare gli sforzi dell’Unione africana per una soluzione politica del conflitto. Si è fatto interprete di questi timori il presidente sudafricano Jacob Zuma. Al termine di un incontro dell’Unione africana che si era svolto nei giorni scorsi a Pretoria (Sudafrica) era stata annunciata la disponibilità di Gheddafi a non partecipare ai negoziati con i rivoltosi che da febbraio controllano diverse zone del paese, un fatto potenzialmente in grado di favorire l’avvio di una trattativa. (A. Goio – Vita Trentina)



