Cremona: il vescovo invita ad accogliere i profughi

Una lettera alla diocesi

Cremona.- Dinanzi ai continui sbarchi sulle coste italiane di profughi del Nord Africa che necessitano di un’accoglienza dignitosa e civile, il vescovo di Cremona, mons. Dante Lanfranconi, ha scritto un accorato appello alla solidarietà alle comunità parrocchiali della diocesi. A Cremona, infatti, sono già giunte 100 persone ma secondo i dati forniti dalla Prefettura in una riunione del 24 giugno scorso sono in arrivo altri 200 profughi. Per questo motivo il Vescovo rivolge alle parrocchie l’invito ad aprire le proprie strutture per alloggiare piccoli gruppi di persone.
“La nostra Chiesa cremonese come pure le altre Chiese della Lombardia – scrive mons. Lanfranconi – sono tutt’ora inter­pellate per dare nuove ed originali risposte a questa situazione così drammatica per le tante persone costrette a fuggire dalla guerra. Tutte si portano dietro commoventi storie di dolore per la perdita dei loro cari sotto i bombardamenti o durante i viaggi della speranza verso l’Italia o per la perdita dei loro beni che hanno dovuto abbandonare in quella terra dove erano giunte alla ricerca di lavoro per sostenere le proprie famiglie rimaste nei Paesi d’origine. Il loro dolore e la loro speranza – aggiunge il presule cremonese – non possono lasciarci indifferenti se appena diamo ascolto al Van­gelo che ci ricorda come Gesù Cristo abbia voluto identificarsi con ognuna di esse: ‘Ero straniero e mi avete accolto… tutto quello che avete fatto a uno solo di questi miei fratelli più piccoli l’avete fatto a me’ (Mt 25)”. Il dramma dei profughi, però – spiega nella lettera inviata alla diocesi lombarda –  “interpella non solo la coscienza dei cristiani, ma anche quella di tutti i cittadini. E’ infatti una questione di civiltà e di convivenza tra gli uomini, che come tale interessa il senso e la funzione delle Istituzioni civili, con le quali sono indispensabili una cordiale intesa e una costante collaborazione – come si è fatto finora – perché l’accoglienza avvenga nel rispetto delle leggi e nella sicurezza dell’ordine sociale. Nella prospettiva di dare riscontro effettivo alla parola del Vangelo, mi rivolgo alle Comunità cri­stiane: non è possibile individuare nelle nostre parrocchie degli spazi per ospitare tre o quattro di queste persone?”, si chiede: “sarebbe un modo molto concreto, accostando persone della nostra stessa fede o anche di fede diversa, di condividere la ‘vita buona del Vangelo; sarebbe anche una occasione per percorrere in­sieme con quanti sono sensibili a questo problema la strada di un impegno solidari­stico, segno pre­zioso in un contesto culturale come l’attuale, attraversato spesso da dichiarazioni e stili di vita indi­vidualistici e ripiegati egoisticamente sul proprio benessere”.
Mons. Lanfranconi si rivolge quindi ai giovani con un invito : “i profughi, che giungono da noi, sono in maggioranza giovani anch’essi. Perché non scegliere di dedicare del tempo a loro, esprimendo una vicinanza che da amicale possa diventare servizio di volontariato? Le modalità possono essere molteplici e varie: aiutarli ad imparare la nostra lingua; condividere con loro un po’ del proprio tempo libero ascoltando insieme della musica, praticando sport, interessandosi alla cultura dei loro Paesi, illustrando le bellezze artistiche della nostra Città, e quant’altro la fantasia può suggerire”.
La lettera si conclude con un appello “avendo negli occhi i volti e nel cuore le domande del primo gruppo di profu­ghi che ho incontrato alla Casa dell’Accoglienza. Essi, prima di chiedermi aiuto, mi hanno ringra­ziato per quanto la nostra Chiesa sta facendo”. Per loro e per gli altri che sono in arrivo il vescovo chiede una la preghiera e “un gesto di fraterna accoglienza”.