Mons. Bertolone: abbattere le paure verso chi è diverso

Nella festa di San Vitaliano, patrono di Catanzaro, un pensiero anche alle comunità rom.

 
Catanzaro – A conclusione della processione di San Vitaliano, patrono di Catanzaro, per le vie del centro storico mons. Vincenzo Bertolone, arcivescovo di Catanzaro-Squillace ha voluto indirizzare un messaggio forte alle autorità istituzionali e a tutti i fedeli presenti, che con la propria presenza hanno confermato una consolidata devozione verso il Santo Patrono.
“Nella festa di San Vitaliano, ha detto,  la comunità catanzarese si ritrova insieme per ascoltare quanto il Signore stesso desidera dire alla nostra città, affinché continui il suo cammino di crescita in un frangente storicamente e socialmente delicato, ma anche nella testimonianza di una fede che sa riconoscere il primato di Dio”.
Un primato che San Vitaliano ha saputo veramente esprimere soffrendo per la fedeltà al Vangelo. E dinanzi alle grandi sfide culturali, sociali e religiose, per mosn. Bertolone, “guardare in faccia i problemi è stimolo non a cedere allo sconforto, bensì a crescere nella responsabilità”.
“È chiaro per tutti – ha detto il presule – che il volto di Catanzaro sta cambiando anche per la presenza di gran numero di fratelli provenienti da altri Paesi, con altre culture e convinzioni religiose. È evidente, persino umanamente comprensibile, che questa diversità possa suscitare sentimenti di incertezza, di smarrimento e addirittura di sconcerto e paura. L’occhio misericordioso di Dio, però, ci aiuta a non fermarci alla superficie della questione”.
Solo nel rispetto, nella tolleranza e nel dialogo sempre maggiore si può cercare di abbattere ogni forma di paura. “Ma, nello stesso tempo e con pari sforzo – ha sostenuto mons. Bertolone -, tutti, anche i migranti, devono vivere da cittadini nel rispetto totale dei singoli e della collettività. E ciò vale soprattutto per coloro i quali, sembrano – o sono ritenuti – lontani dalla possibilità di inserimento”.
Pensando alla realtà diocesana mons. Bertolone fa un cenno ai fratelli e sorelle delle etnie Rom che si presentano ancor oggi con tipicità culturale che li contraddistingue, che rendono oggettivamente difficili forme avanzate di incontro.
“Da anni Catanzaro – analizza il presule – sta pazientemente sperimentando percorsi di integrazione sostenibili. Un lavoro discreto, lontano dalla ribalta delle cronache, che però ci assicura che c’è la possibilità di fare qualcosa di significativo. Tuttavia, questo obiettivo va coniugato con l’accompagnamento; il presidio del territorio va sostenuto con concrete azioni di coinvolgimento sociale; la legalità va ricercata con una decisa volontà educativa. Si deve cominciare con quanti sono disponibili a fare questo attraverso il vasto e fiorente campo del volontariato”.
Pertanto, per l’arcivescovo Bertolone “la festa del Patrono diventa occasione per invitare a prendere anche coscienza del crescere, di giorno in giorno, nella percezione della vulnerabilità e della fragilità soprattutto in relazione alla diminuita disponibilità di risorse economiche e delle sempre più frequenti difficoltà relazionali nelle famiglie”. Un dramma esistenziale che non aiuta a guardare con fiducia al futuro delle giovani coppie, degli anziani, e dei futuri protagonisti del domani, ai quali non è garantita alcuna certezza di un lavoro sicuro.
Ma a tutti mons. Bertolone ricorda che “la Chiesa particolare che è in Catanzaro-Squillace, con le comunità parrocchiali, sente di avere ancora una parola di solidarietà e di speranza da dire a quanti vivono in queste situazioni”. «Ma, insieme a noi, – ha sostenuto l’arcivescovo – l’intera città deve ritrovare più coraggio per ripartire dai più poveri. Perché il Vangelo ci insegna che il povero è il primo dopo l’Unico che è Cristo. Si deve osare di più per dare risposte concrete ed adeguate ai bisogni antichi e nuovi delle persone. Dobbiamo conservare la sensibilità di saper ascoltare e vedere il Volto del Signore impresso in quello dei più piccoli e poveri”.
Per mons. Bertolone “la città delle aquile e dei due mari è dunque chiamata al coraggio di andare oltre, a proporsi come laboratorio, ad approfondire il ruolo di esperta in umanità che la grande storia dei suoi santi e martiri le ha consegnato, facendone una città dove non mancano le risorse di cuore, di intelligenza e di capacità utili per accogliere l’appello che i segni dei tempi propongono anche attraverso eventi complessi e, talvolta, di forte impatto”.  
«La Catanzaro del futuro – questo infine l’augurio del presule – dovrà vivere con più convinzione ed impegno, scelte di sobrietà orientate al rispetto all’attuazione dei principi evangelici. Si tratta di fare qualche rinuncia che ci consenta di realizzare una solidarietà più incisiva , la quale darà un valore aggiunto al nostro esistere perché il Signore ci ricorda che “c’è più gioia nel dare che nel ricevere” (At 20, 35)”.