Desta sempre più preoccupazione il ripetersi di atti di pirateria. Un fenomeno che, come ho avuto occasione di ripetere in più occasioni, malauguratamente negli ultimi anni è andato crescendo in tutto il mondo e non solo lungo le coste della Somalia. Ad oggi, secondo i dati forniti dalla Imb Piracy Reporting Centre, sono nelle mani dei pirati 398 marittimi, di cui 8 italiani. Le risposte da parte dei Governi interessati sono diverse. È di questi giorni, per esempio, la notizia che le marine militari di Nigeria, Togo e Benin hanno deciso di pattugliare maggiormente le loro coste infestate ai pirati, per garantire più sicurezza di transito nelle acque della regione.
Nel settore marittimo e politico internazionale è in atto un dibattito su come proteggere il commercio per mare. L’uso di rotte alternative (più lunghe e costose) non sembra interessare gli armatori e si sta facendo strada l’idea di utilizzare personale armato sulle navi che transitano in zone
a rischio. Tutte le soluzioni proposte finora tendono a intervenire sugli effetti della pirateria e molto meno, se non nulla, sulle cause che hanno scatenato questo fenomeno criminale. Sarebbe necessario adoperarsi per portare stabilità politica nella regione e per offrire incentivi economici e di formazione al lavoro per i giovani, dando un’alternativa all’attrattiva che la pirateria esercita con i suoi facili guadagni.
Anche l’Apostolato del Mare, nel suo impegno di offrire assistenza pastorale ai marittimi e alle loro famiglie, si trova a dover affrontare l’emergenza della pirateria, specialmente in mancanza di un chiaro protocollo di azione codificato dalle diverse forze, che loro malgrado sono coinvolte nel dramma del sequestro. Parrebbe auspicabile che i diversi attori del cluster marittimo si trovino insieme per definire procedure di intervento e stabilire responsabilità almeno per alleviare il
dramma che i familiari si trovano a vivere.
Durante il periodo del sequestro ogni azione può mettere a rischio l’incolumità dei marittimi, è opportuno nondimeno predisporre un piano di intervento per prendersi cura di loro, dopo la liberazione, dal punto di vista fisico, psicologico e spirituale, e che vada ben oltre i primi giorni di libertà. I marittimi, che per mesi hanno subito le minacce e la limitazione della libertà, devono affrontare il recupero fisico e mentale con l’ausilio di persone specializzate a ridare loro dignità, sicurezza, fiducia, eccetera.
L’Apostolato del Mare, nelle occasioni in cui è riuscito a ottenere informazioni utili, si è attivato attraverso il network dei centri Stella Maris per dare alle famiglie dei marittimi sequestrati supporto spirituale e accompagnamento. Anche il ricorso costante alla preghiera, per ridare loro la speranza in questi momenti di incertezza, e il contatto telefonico, per non farli sentire soli nella tragedia, sono elementi per far capire che la Chiesa non li ha abbandonati.
Sembra che la maggioranza delle persone sappia poco riguardo alla pirateria e ai suoi effetti collaterali sull’economia mondiale, ma soprattutto sui marittimi e le loro famiglie. Di fatto le notizie raggiungono il grande pubblico quando una nave viene sequestrata, ma poi tutto finisce nell’oblio per lasciare posto ad altri avvenimenti e per il silenzio stampa generalmente imposto per favorire le trattative e il rilascio dei sequestrati.
Poiché circa il 90 per cento dei prodotti mondiali viaggiano su navi, l’Apostolato del Mare ha anche il compito di mantenere viva l’attenzione dell’opinione pubblica attraverso una sensibilizzazione continua della società sui rischi che i marittimi corrono al servizio dell’economia mondiale.
Dato proprio la rilevanza pastorale che il fenomeno della pirateria sta assumendo nell’ambito della pastorale per la gente di mare ce ne occuperemo anche nel corso della Conferenza Internazionale dell’Icma, sul tema: “Promuovere la dignità dei marittimi”, che si svolgerà ad Amburgo (Germania), dal 19 al 23 agosto, a distanza di sette anni di distanza dall’ultima tenutasi a New Orleans (Usa) nel 2004.
L’International Christian Maritime Association (Icma) è un’associazione che raggruppa 28 diverse organizzazioni, che rappresentano varie comunità cristiane e Chiese impegnate nell’ambito marittimo per il benessere della gente del mare. L’Apostolato del Mare è stato uno dei membri fondatori dell’Icma nell’agosto del 1969, sull’onda dell’entusiasmo ecumenico delle Chiese dopo il concilio Vaticano II. Suo compito principale è quello di incoraggiare la collaborazione ecumenica e l’assistenza reciproca tra i suoi membri nei diversi porti a livello locale, nazionale e internazionale.
In un mondo sempre più frammentato e diviso, l’associazione promuove uno spirito di comunione e tolleranza, mettendosi al servizio dei marittimi, dei pescatori e delle loro famiglie, senza distinzione
di nazionalità, religione, cultura, etnia. A tutt’oggi, essa rappresenta approssimativamente 500 centri
per i marittimi e più di 900 cappellani, in circa 120 Paesi. Per compiere il suo lavoro e per sostenere
vari progetti realizzati ecumenicamente a diversi livelli, è registrata come organizzazione non
governativa caritatevole in Inghilterra.
Gli obbiettivi dell’Icma sono la promozione spirituale e sociale dei marittimi, l’assistenza a coloro
che si trovano in difficoltà e soffrono per discriminazioni e abusi. Inoltre i centri dell’associazione,
gestiti ecumenicamente, accolgono quotidianamente i marittimi nei loro locali che variano per
grandezza e tipologia. Tutti offrono per quanto possibile una serie di comfort, quali bar, ristorante e
piccoli negozi, dove i marittimi possono acquistare generi di prima necessità. Tali centri sono dotati,
nella maggior parte dei casi, di strumenti di comunicazione di ultima generazione per favorire i
contatti tra i marittimi e i loro familiari.
La visita giornaliera alle navi in porto è considerata un momento essenziale per incontrare i
marittimi, e quando viene effettuata in comune accordo tra i cappellani di diversa fede religiosa
costituisce una forte testimonianza di comunione e di spirito di collaborazione.
Il lavoro ecumenico dell’Icma si svolge secondo un codice di condotta accettato e sottoscritto da
tutti i membri, i cui punti principali sono: mostrare rispetto incondizionato verso il marittimo come
essere umano, creato a immagine di Dio, e prestare attenzione ai suoi valori personali; combattere i
pregiudizi, l’intolleranza e le ingiustizie di ogni genere; rispettare la diversità dei membri e delle
Chiese che compongono l’Icma e promuovere i legami che li uniscono; rispettare quanti sono
impegnati nel ministero marittimo in fedeltà alla loro particolare disciplina ecclesiastica e
tradizione; cooperare con le persone, le organizzazioni e istituzioni, cristiane o non, che lavorano
per il benessere della gente di mare.
La prossima conferenza di Amburgo prenderà in esame la vita e le condizioni di lavoro dei
marittimi che in questi ultimi anni sono diventate più difficili. Il pericolo della pirateria si fa sempre
più grave e drammatico. A questo si aggiungono il rischio della criminalizzazione e detenzione per
presunti crimini come realtà sempre più concrete. Anche gli abusi e lo sfruttamento da parte di
armatori disonesti sono purtroppo assai comuni e costituiscono un serio problema per molti
marittimi.
Questa Conferenza internazionale, alla quale oltre 200 rappresentanti dell’Icma provenienti da tutto
il mondo si troveranno insieme per ascoltare, condividere e pianificare, avviene in un momento
cruciale in cui si spera che la Convenzione marittima internazionale 2006, dell’Ufficio
internazionale del lavoro, raggiunga presto il quorum dei Paesi per essere ratificata. Sul tema della
pirateria si studierà quanto si sta facendo a livello internazionale per preparare gli equipaggi
all’eventualità di un sequestro e per provvedere durante e dopo il sequestro a fornire un’adeguata
assistenza pastorale e spirituale, oltre che materiale, ai marittimi e alle loro famiglie.
L’Apostolato del Mare come sempre sarà presente con una forte rappresentanza di cappellani e
volontari (circa una cinquantina), che porteranno il loro contributo per realizzare quanto, come
presidente del Pontificio Consiglio della Pastorale per i Migranti e gli Itineranti, scrivevo nella
lettera, del 21 agosto 2009, indirizzata ai membri dell’ Icma in occasione del 40° di fondazione
dell’Associazione: “Oggi più che mai per essere profetici, siamo chiamati a lavorare insieme nel
settore marittimo e allo stesso tempo, in collaborazione con altre organizzazioni per il benessere dei
marittimi, dobbiamo offrire alla gente del mare, ai pescatori e alle loro famiglie protezione da
ingiustizie e sfruttamento”. (Mons. A. M. Vegliò – Presidente del Pontificio Consiglio per i Migranti e gli Itineranti)



