Roma – L’Istat ricorda che anche gli stranieri residenti in Italia sono obbligati a farlo. Chi è senza permesso non ha nulla da temere dal censimento, è stato ribadito ieri nel corso di una conferenza stampa alla quale hanno partecipato giornalisti di diverse testate etniche in Italia. Il presidente dell’Istat, Enrico Giannini è stato chiaro sugi obiettivi del Censimento sottolineando che saranno censiti “solo le persone che sono in Italia regolarmente”: “non vogliamo dare la caccia agli irregolari”, gli ha fatto eco il capo del dipartimento per i censimenti Andrea Mancini.
Molte le domande tecniche sul tema anche perché, è stato sottolineato, gli stranieri non hanno ben capito cosa devono fare e come rispondere alle domande previste nel modulo che è arrivato nelle case degli italiani e degli stranieri residenti nel nostro Paese. Ecco perché sarebbe opportuna una campagna da realizzare in tutte le comunità straniere nel nostro Paese e anche attraverso le cappellanie cattoliche. Passando al questionario i rappresentanti dell’Istat hanno spiegato che alla pagina 2 , nella lista A, dedicata alle “persone che hanno dimora abituale nell’alloggio”, vanno solo indicati gli immigrati extraue “iscritti in anagrafe o in possesso di regolare titolo a soggiornare in Italia” come un permesso di soggiorno o il cedolino della prima richiesta o del rinnovo. In questi casi si dovrà rispondere a tutte le domande. Per gli irregolari che abitano in un appartamento dove vivono anche persone regolarmente residenti basta solo segnalare la presenza senza indicare il nome ma solo il sesso, la cittadinanza e la data di nascita. Questo perché – è stato spiegato – all’Istat non interessa sapere chi sono ma solo se in una abitazione c’è qualcuno, alla data del 9 ottobre, di passaggio, irregolare o turista che sia. I dati, infatti saranno utilizzati “solo a fini statistici e per la revisione delle anagrafi”.
Il questionario prevede alcune domande come quelle su dove si dimorava un anno fa o cinque anni fa. altre prevedonono una rispossta su come è stata acquisita la cittadinanza italiana dando, però, solo due possibilità: per matrimonio o altro. E questo rappresenta una lacuna anche perché sono diversi ormai gli stranieri che acquisiscono la cittadinanza italiana per altri motivi come quelle per adozioni (migliaia i bambini che vengono adottati nel nostro Paese ogni anno) per residenza, per raggiungimento della maggiore età, etc. Tutti questi vanno inseriti in una macrocategoria definita “altro”.
Molte le domande tecniche sul tema anche perché, è stato sottolineato, gli stranieri non hanno ben capito cosa devono fare e come rispondere alle domande previste nel modulo che è arrivato nelle case degli italiani e degli stranieri residenti nel nostro Paese. Ecco perché sarebbe opportuna una campagna da realizzare in tutte le comunità straniere nel nostro Paese e anche attraverso le cappellanie cattoliche. Passando al questionario i rappresentanti dell’Istat hanno spiegato che alla pagina 2 , nella lista A, dedicata alle “persone che hanno dimora abituale nell’alloggio”, vanno solo indicati gli immigrati extraue “iscritti in anagrafe o in possesso di regolare titolo a soggiornare in Italia” come un permesso di soggiorno o il cedolino della prima richiesta o del rinnovo. In questi casi si dovrà rispondere a tutte le domande. Per gli irregolari che abitano in un appartamento dove vivono anche persone regolarmente residenti basta solo segnalare la presenza senza indicare il nome ma solo il sesso, la cittadinanza e la data di nascita. Questo perché – è stato spiegato – all’Istat non interessa sapere chi sono ma solo se in una abitazione c’è qualcuno, alla data del 9 ottobre, di passaggio, irregolare o turista che sia. I dati, infatti saranno utilizzati “solo a fini statistici e per la revisione delle anagrafi”.
Il questionario prevede alcune domande come quelle su dove si dimorava un anno fa o cinque anni fa. altre prevedonono una rispossta su come è stata acquisita la cittadinanza italiana dando, però, solo due possibilità: per matrimonio o altro. E questo rappresenta una lacuna anche perché sono diversi ormai gli stranieri che acquisiscono la cittadinanza italiana per altri motivi come quelle per adozioni (migliaia i bambini che vengono adottati nel nostro Paese ogni anno) per residenza, per raggiungimento della maggiore età, etc. Tutti questi vanno inseriti in una macrocategoria definita “altro”.



