“Il ruolo dell’emigrazione italiana nell’Unità nazionale”: un convegno al Museo dell’emigrazione

 
Roma – Il Museo dell’Emigrazione Italiana ha dedicato un convegno a “Il ruolo dell’emigrazione italiana nell’Unità nazionale”, una riflessione su quanto il fenomeno migratorio abbia inciso sulla storia italiana alla luce dei 150 anni trascorsi dal 1861 ad oggi corredata da interventi di approfondimento su profilo e caratteristiche delle diverse collettività residenti all’estero.
Ad aprire il convegno internazionale martedì, presso la Sala Zanardelli del Complesso del Vittoriano, è stato il Sottosegretario agli Affari Esteri, Alfredo Mantica, che ha ricordato come l’iniziativa derivi dal lavoro svolto dal Mei quale centro di studio e ricerca sull’emigrazione italiana. “Una vicenda che era considerata di serie B dall’opinione pubblica del nostro Paese, come una pagina di cui vergognarsi perché apparteneva ad un momento difficile della storia d’Italia – ha ricordato, spiegando di seguito i motivi alla base della realizzazione del Museo. “Accanto alla riforma costituzionale che ha introdotto il voto per la circoscrizione Estero – ha spiegato Mantica – vi era la convinzione che occorresse partire dall’inizio e far comprendere che quella nostra storia non era solo costellata di dolore e sofferenze, ma anche di tanti successi”.
“Successi e affermazioni che si sono cercati progressivamente di mettere in luce – ha aggiunto il sottosegretario – ricordando come i connazionali abbiano contribuito allo sviluppo e alla crescita dei diversi Paesi di accoglienza”.
“Il Mei nasce proprio con l’avvicinarsi dei 150 anni di Unità italiana, il 23 ottobre 2009, anche per raccordare le vicende dell’emigrazione locale, raccontate nei 52 musei dedicati al fenomeno presenti sul territorio nazionale, alla storia unitaria. L’allestimento al Vittoriano ricorda dunque come siciliani, veneti, lombardi e toscani emigrati siano spesso diventati italiani proprio all’estero – precisa Mantica, aggiungendo come la stessa sezione del Mei dedicata all’immigrazione in Italia sia stata pensata per ribadire come il nostro sia un Paese “di molteplici storie e culture”, “di unità nelle diversità”. Il 2011, anno delle celebrazioni dei 150 anni di Unità d’Italia, anche attraverso il Mei, sottolinea l’importanza dell’emigrazione quale componente fondamentale della storia nazionale, così come il Risorgimento e i suoi patrioti. Una sottolineatura tesa a coinvolgere soprattutto le nuove generazioni, senza dimenticare il numero attuale, ancora importante, delle partenze dall’Italia. Il Direttore del Mei, Alessandro Nicosia, ha illustrato il percorso dell’allestimento, ribadendo come analoghe strutture siano state realizzate in diversi Paesi per contribuire a sensibilizzare l’opinione pubblica sul vissuto della componente emigrata della società di accoglienza e per “mettere in relazione passato e presente”.
“Non disperdere la memoria storica dell’emigrazione vuol dire acquisire consapevolezza della nostra identità nazionale”, ha affermato Nicosia, sottolineando come il Vittoriano costituisca la “sede ideale” del Mei in questo processo di riflessione collettiva. Oltre a “rompere il silenzio” su questa vicenda storica, mettendo in risalto il ruolo di collegamento svolto dai connazionali emigrati tra il nostro Paese e il resto del mondo, il Mei “è uno strumento contro razzismo e xenofobia – ha aggiunto il direttore, un percorso necessario per vivere positivamente le nuove sfide che emigrazione ed immigrazione ci pongono davanti”. Nicosia infine si è augurato che possa giungere un sostegno finanziario utile a garantire funzionamento stabile e regolare al Museo: “la chiusura del Mei alla fine del 2011 – ha detto – sarebbe una cosa gravissima”.
Il coordinatore scientifico del Mei, Lorenzo Prencipe, ha evidenziato come il percorso museale sia stato fortemente voluto dalle associazioni di italiani all’estero per il recupero di una memoria comune “necessario alla costruzione di un futuro comune”. “Gli italiani all’estero oggi sono uno straordinario biglietto da visita per l’immagine dell’Italia – ha proseguito Prencipe, – sostengono le relazioni con i Paesi di accoglienza, contribuiscono alla diffusione della nostra lingua e cultura, hanno insegnato agli italiani in patria quanto sia importante relazionarsi e confrontarsi, senza pregiudizi, con l’altro”.
“Dei 29 milioni di italiani emigrati dal 1861 in poi, 11 milioni sono rientrati in Italia recando con sé le proprie esperienze – ha segnalato Precipe, evidenziando come il Mei raccolga e presenti tutti questi aspetti della diaspora italiana, poco conosciuti al grande pubblico.
Ha ripercorso la sua esperienza di figlio di italiani emigrati Torcuato Di Tella, ambasciatore della Repubblica argentina in Italia, illustrando gli aspetti principali della presenza italiana in loco e menzionando personaggi illustri ed intellettuali italiani che seppero dare il loro contributo alla costruzione di uno Stato argentino indipendente e democratico. Di Tella ha definito l’Argentina “un’Italia d’oltremare, dove l’integrazione è stata così forte che si è persa la lingua italiana”.
Enzo Borsellino, storico dell’arte e docente dell’Università di Roma Tre, si è soffermato sulla presenza degli italiani in Perù, “una componente variegata e complessa – ha detto, – una presenza che grazie al suo spirito d’iniziativa e alle capacità oggi riveste ruoli di rilievo in tutti i settori più importanti della vita civile, politica e sociale del Paese”. Borsellino ha anche segnalato ai presenti biografie di italiani emigrati incluse nel “Dizionario storico-biografico degli italiani in Perù” di Giovanni Bonfiglio. (V. Pansa – Inform)