Immigrati: a Torino esperimenti di integrazione

Torino – S’è conclusa ieri a Torino la due giorni del convegno “Fermata Piemonte. Raccontare l’accoglienza, disegnare l’integrazione”, che ha ragionato su cosa fanno gli immigrati nel nostro Paese “quando si spengono i riflettori”. L’incontro era organizzato dal consorzio Connecting People (la cui rete gestisce solo in Piemonte l’accoglienza di 450 profughi) e dalla Fondazione Xenagos, in collaborazione con Confcooperative Torino e consorzio Kairòs. Il convegno di ieri, preceduto martedì sera dalla presentazione di film e una mostra fotografica sul tema dell’immigrazione, “è servito per uno scambio di esperienze tra cooperative, realtà del terzo settore laiche e confessionali, amministratori”, spiega Mourad Aissa, Direttore di Connecting People per il Piemonte. Tra gli altri, hanno raccontato l’accoglienza ai profughi del Nord Africa Ernesto Olivero, che ha aperto le porte del suo Sermig, e suor Liviana Trambajoli, responsabile dei servizi di assistenza del Cottolengo. La Piccola Casa presta l’edificio di Lemie, un paesino nelle Valli di Lanzo in cui l’ospitalità è riservata alle famiglie (sono nati di recente ben tre bambini). Tra le attività loro proposte, ci sono scuola, laboratori manuali, sport, lavori socialmente utili (perché il lavoro vero e proprio non è autorizzato nei primi sei mesi di permanenza), alfabetizzazione informatica. L’incontro è servito anche per rilanciare cinque proposte per migliorare l’accoglienza, come l’idea di versare un contributo ai Comuni che ospitano le strutture, istituire un programma di servizio civile per i profughi, attivare percorsi di sensibilizzazione alla legalità e alla lotta contro la tratta. (F. Assandri – Avvenire)