Roma – Sono quasi 700.000 gli studenti stranieri iscritti a corsi di istruzione superiore negli Stati Uniti d’America e oltre 250.000 quelli americani che studiano all’estero. Per venire incontro alle loro necessità, un ruolo fondamentale lo svolge il cappellano universitario o del campus. Questo tema è stato al centro dell’intervento di Michael Galligan-Stierle, presidente dell’associazione delle scuole e delle università cattoliche degli Stati Uniti d’America, durante la tavola rotonda tenutasi ieri, seconda giornata dei lavori del congresso mondiale di pastorale per gli studenti internazionali.
Galligan-Stierle ha elencato alcuni suggerimenti utili per l’accoglienza degli studenti stranieri: primi tra tutti, la creazione di luoghi di incontro e condivisione, e la celebrazione di liturgie nella lingua di origine dei giovani. “Gli studenti stranieri — ha detto — portano alla comunità ospitante la saggezza nativa, la ricchezza culturale, e le risorse finanziarie. Spesso sono i migliori e più brillanti, e alcuni arrivano da famiglie benestanti. Gli studenti esteri che studiano negli Stati Uniti contribuiscono per 18,8 miliardi di dollari ogni anno all’economia americana. Tuttavia, la loro esperienza intellettuale è molto più significativa del loro contributo finanziario”. La presenza negli Stati Uniti d’America di giovani provenienti da Paesi ispanici e islamici fornisce anche due opportunità. I primi possono diventare un ponte di dialogo e integrazione per le comunità ispaniche presenti nel Paese, i secondi offrono un’occasione unica per conoscere meglio la fede musulmana.
Anche il gesuita belga Pierre Devos, presidente del Service of european Churches for international students, ha riferito alcune esperienze dei centri di accoglienza cattolici. “I nostri centri — ha detto — hanno un ruolo essenziale da svolgere: la nostra missione è quella di imparare a conoscere coloro che arrivano, rispettandone la libertà e le scelte; è anche quella di apportare loro, come adulti cattolici, una visione ragionata della nostra situazione di credenti nella cultura che essi scoprono”.
Al congresso ha partecipato il cardinale Antonios Naguib che, presiedendo la sessione mattutina, ha ricordato il contributo dell’assemblea speciale per il Medio Oriente del Sinodo dei vescovi ai problemi legati all’emigrazione. Anche il cardinale Gianfranco Ravasi, presidente del Pontificio Consiglio della Cultura, è intervenuto parlando di cultura e Vangelo. La concelebrazione eucaristica è stata presieduta dal cardinale Robert Sarah, presidente del Pontificio Consiglio Cor Unum. (Osservatore Romano)



