Associazione Giovanni XXIII: dopo il pogrom di Torino, affinchè il razzismo e l’antigitanismo non dilaghino

Rimini –  Sabato 10 dicembre a Torino: abitazioni distrutte, auto e roulotte divorate dalle fiamme, famiglie rom senza più casa, bambini rom senza più vestiti giochi e libri di scuola. “E’ un miracolo che non sia morto nessuno. E tutto per una menzogna!”. E’ quanto si legge in una nota dell’Associazione papa Giovanni XXIII.
“Ora come ne usciamo?” si chiedono Sandra e i suoi genitori disperati, che con i loro atti hanno “acceso la miccia”.
Ma la domanda “non riguarda soltanto lei (una ragazzina 16enne!) e i suoi smarriti genitori: perché con i loro errori essi sono finiti al centro di una storia di violenza e di dolore molto più grande di loro. E’ la storia del Porraimos, il ‘grande divoramento’, l’annientamento del popolo zingaro. Una storia secolare di razzismo, culminata ma non terminata nei campi di sterminio nazisti, come si è visto a Torino”, si legge nella nota che prosegue: “questa domanda è rivolta a tutti noi. A noi cittadini di un Paese che vuole essere civile; e ancor di più a chi di noi si sente fratello di una comunità credente che vuole essere autenticamente cristiana: ‘ora come ne usciamo?’”.
In queste parole apparentemente disperate si nasconde già, invece, la luce del pentimento, seco ndo l’associazione fondata da don Benzi: “ed è questa la risposta che il cuore di tutti ci suggerisce: ne usciremo soltanto chiedendo perdono e iniziando a costruire la pace. Insieme. Pertanto rivolgiamo un appello a tutti gli uomini di buona volontà, e in particolare a tutti i credenti che si preparano ancora una volta al Natale, al mistero di Dio che si incarna, Uomo tra gli uomini. Raccogliamoci in preghiera per Natale nelle nostre città, Zingari e Gagi che abbiamo fede in Cristo, insieme! In Cristo noi non siamo più due, ma un popolo solo. Diamoci appuntamento in uno dei numerosi giorni delle festività, quello più adatto alle esigenze locali”. 
Il carisma di chi –gagio, cioè non-zingaro- ha la grazia di avvicinare e amare il popolo zingaro e la fede di chi -zingaro- ha trovato in Cristo la salvezza autentica “ci invitino -con il sostegno dei nostri Pastori- ad un incontro semplice, che sia: di invocazione del perdono e della pace, come dono di Dio e frutto della nostra conversione; di benedizione di Dio sul cammino delle nostre famiglie, sul futuro dei nostri figli e sul compito di noi genitori; di suffragio per i nostri bambini e i nostri cari che non ci sono più, ora viventi in Gesù; di festa per accogliere il Figlio di Dio che nasce ancora oggi tra noi povero tra i poveri”..
“Gesù Cristo è venuto tra i più umili e disperati, è nato per strada in mezzo ai pastori nomadi, un neonato senza casa, fuori dalle mura di una città dal cuore troppo chiuso a causa delle sue stesse paure e a difesa dei suoi  molti affari”, prosegue l’associazione che annuncia per il 31 dicembre a Rimini un incontro insieme alle famiglie rom di cui “condivide da molti anni il duro e gioioso viaggio sulle strade di questo mondo”, invitando tutti  “coloro che hanno nel cuore la fraternità con gli uomini le donne e i bambini del popolo zingaro ad aderire a questo appello, animando con loro nelle proprie comunità locali altrettanti momenti di preghiera insieme”.