Palermo: la “Festa dei Popoli” con il card. Romeo

Palermo – Un paio di Magi musulmani portano i doni in una Cattedrale stracolma di caftani e acconciature floreali, dove per un giorno le differenze di razza, lingua e religione sembrano diluirsi nella gioia di vivere nella pace. E’ l’incantesimo della festa dei popoli, organizzata dall’Ufficio Migrantes della diocesi di Palermo  diretto da Mario Affronti e celebrata dal card. Paolo Romeo, che ha riunito per l’Epifania i rappresentanti dei cinque continenti davanti a Gesù Bambino nel segno della fratellanza. Canti in otto lingue, preghiere in 15 idiomi, abiti di ogni foggia e colore, pastori di varia nazionalità e tra le mani dell’arcivescovo un pastorale donato dai Lions di Termini Imerese e realizzato da Franco Tuccio con il legno di uno dei barcone naufragati a Lampedusa.
C’è la Palermo accogliente e multietnica sotto la volta della Cattedrale gremita di centinaia di immigrati, che hanno scelto il capoluogo siciliano per vivere e lavorare in pace. “Una sola famiglia umana” recita la corona di fiori portata da due giovani, un cingalese e un tamil, rappresentanti di due gruppi etnici che in passato per 34 anni hanno conosciuto la  guerra civile. La corona viene collocata nella cappella di Santa Rosalia per mettere tutti gli immigrati della città sotto la protezione della Santuzza. La corale interculturale “Arcobaleno di popoli”, guidata da p.  Sergio Natoli, crea un clima di mondialità, sintetizzato da un mappamondo portato all’altare. Ci sono le ragazze che ondeggiano nella danza della pace, i bambini che distribuiscono fiori di carta, gli agnellini veri che scorrazzano per le navate, le famiglie delle varie etnie che consegnano i doni al card. Romeo visibilmente commosso e radioso per quel pezzetto di mondo riunito davanti a lui. Un momento adatto a richiamare tutti alla necessità di guardare al futuro con coraggio: “Alzati Palermo, alzati comunità ecclesiale e rivestiti di luce – afferma Romeo, nel giorno in cui compie 28 anni di episcopato, di cui 23 trascorsi in varie parti del mondo, dove i cristiani vivono condizioni di disagio – ricorda l’ausiliare mons.  Carmelo Cuttitta. “Nell’Epifania – aggiunge Romeo – Gesù si manifesta non solo ai suoi conterranei, ma si apre al mondo. Ci ricorda che la fraternità universale deve animare tutti i membri della comunità ecclesiale”. E guardando il suo nuovo pastorale, nato dal dolore e dalla disperazione di tanti migranti, aggiunge: “Questo ci ricorda che la nostra deve essere una città sempre aperta, un porto dove si viene a cercare e si trova rifugio”. E sembra proprio così osservando i tantissimi ospiti della missione Speranza e carità di Biagio Conte presenti in Cattedrale, i ragazzi dell’associazione Madre Serafina Farolfi che davanti all’ingresso mettono in scena il presepe vivente, cristiani e musulmani insieme. A chiudere il lungo corteo dell’offertorio i tre Magi: Mutin del Bangladesh e Pape del Senegal, musulmani, e Waldemar, cattolico polacco. Tre volti, tre storie, tre culture, che testimoniano un’integrazione e una convivenza possibili.