GMM a Carpi: la celebrazione in Cattedrale

Carpi – Un plauso alla neonata commissione Migrantes presieduta dal diacono Stefano Croci e l’apprezzamento per lo sforzo delle pubbliche amministrazioni nel fronteggiare il fenomeno immigrati, questi i temi con cui il vescovo di Carpi Elio Tinti ha aperto la “Messa dei popoli” in Cattedrale domenica 15 gennaio, accompagnata dai canti della Schola Cantorum.

 
Un primo esperimento da perfezionare, come ha affermato Croci introducendo la liturgia, ma che si porrà in futuro come uno dei momenti più significativi della pastorale dei migranti che comprende, non solo coloro che arrivano da paesi lontani, ma anche l’attenzione al popolo dei giostrai e circensi, alle comunità Sinti e Rom.
A concelebrare con il Vescovo una rappresentanza dei sacerdoti stranieri in servizio nella diocesi, don Alex e don Xavier, indiani, e padre Elkin, colombiano, poi una lettura in inglese, le preghiere dei fedeli di una lavoratrice del luna park e alcuni simboli portati all’offertorio hanno dato il senso di una messa aperta al mondo e alla realtà delle persone itineranti per esigenze di lavoro o alla ricerca di pace e stabilità.
Nell’omelia il vescovo ha ripreso alcuni passaggi del messaggio di Benedetto XVI per la giornata sottolineando due aspetti, il primo il dovere dell’accoglienza nelle città e nella Chiesa che “deve essere aperta a tutti, perché nella Chiesa c’è posto per tutti”. Il secondo aspetto riguarda l’evangelizzazione, perché a tutti va annunciato il Vangelo di Gesù e gli immigrati non sono solo persone da sfamare o da vestire ma hanno anche bisogno di essere accolti da una comunità che trasmette loro valori e, per i cattolici, che li aiuta a mantenere viva e salda la fede.
Solo con queste premesse il grande movimento migratorio messo in atto dalla globalizzazione potrà essere foriero di pace e di amicizia tra i popoli, oltre a favorire la coesione sociale nei paesi che accolgono.
Purtroppo la cronaca ci presenta frequentemente situazioni di discriminazione da un lato e di non rispetto delle regole dall’altro, di paura del diverso da un lato e dall’altro di chiusura estrema all’interno delle proprie comunità di appartenenza. Occorre lavorare per evitare questi estremismi in una logica di accoglienza e di disponibilità all’integrazione. (L.L. – Notiziecarpi)