Reggio Calabria – L’Archivio di Stato di Reggio Calabria ha presentato al pubblico la figura di mons. Giovanni Musolino e il suo archivio depositato presso questo Istituto dalla nipote Antonia Suraci dopo la morte del sacerdote avvenuta l’11 febbraio 2005.
“Terra e cielo. Giovanni Musolino sacerdote e studioso” è stato il titolo dell’evento al quale ha partecipato anche l’arcivescovo metropolita di Reggio Calabria-Bova, mons. Vittorio Mondello.
Figlio di Gaetano e Maria Berton, mons. Musolino nacque a Catona (RC) il 15 dicembre 1917. Presso il Seminario dell’Arcidiocesi reggina compì gli studi liceali; passato a Venezia, studiò teologia nel Seminario patriarcale e fu ordinato presbitero dal Patriarca Adeodato Piazza il 6 luglio 1941. Oltre a prestare servizio nella parrocchia del Lido, insegnò religione nelle scuole statali dell’isola veneziana e fu docente di Lettere nel Seminario patriarcale. Nel frattempo, nel 1947, conseguì la laurea all’Università di Padova.
Nel 1969 passò in Germania come missionario per gli italiani a Neheim-Hüsten (diocesi di Paderborn), insegnando anche nelle locali scuole italiane. Tornato in Italia, nel 1983, insegnò fino al 1996 al Pontificio Seminario della Quercia di Viterbo, per poi rientrare nell’Arcidiocesi di Reggio Calabria, in cui fu incardinato: fu vicario parrocchiale nella Basilica cattedrale e vice archivista dell’Archivio storico diocesano. Morì nella Casa del Clero di Reggio Calabria.
Al convegno hanno relazionato Lia Domenica Baldissarro (La biografia), Maria Stella Zema (La Biblioteca e le opere edite), Fortunata Chindemi (L’archivio Musolino e le opere inedite), Maria Giuseppina Marra (Il poeta). Mons. Antonino Denisi e due nipoti, Fiorella Foti e Antonella Suraci, daranno testimonianza della vita ecclesiale e privata di mons. Musolino.
Dal lavoro di riordino delle sue carte sono emersi aspetti importanti del suo impegno pastorale e della sua attività di poeta, studioso e appassionato ricercatore. Molto importanti sono, infatti, le monografie sulla storia di Venezia, Caorle, Metamauco e sul culto di Santa Lucia. Il papa Giovanni XXIII, allora Patriarca di Venezia, scrive la prefazione alla monografia “La Basilica di san Marco”di don Musolino. Nel suo Archivio sono presenti manoscritti e dattiloscritti inediti molto importanti sulla storia dell’emigrazione italiana in Germania e sulla storia civile e religiosa del territorio reggino: Emigrazione italiana in Germania e assistenza religiosa, Le missioni cattoliche italiane nei paesi scandinavi,Calabresi ad Arnsberg in Germania, La storia della Cattedrale di Reggio,Porti –Pesca- Marineria, Molochio – Storia civile e religiosa.
“Sulla carrellata di nomi e di immagini che hanno timbrato il mio spirito e il mio corpo – scrive mons. Loris Capovilla, Segretario di Papa Giovanni XXIII e compagno di seminario di mons. Musolino in un testo riportato questa settimana da “Gente Veneta” – io rivedo… il volto nobile e austero del mio condiscepolo mons. Giovanni Musolino. Fossi pittore vorrei ritrarlo nel suo incedere solenne: chierico di discendenza tridentina, prete piissimo, collocatosi sull’altare il 6 luglio 1941 per ricevere l’unzione di presbitero dal card. Adeodato Giovanni Piazza, rimasto saldamente per 64 anni tra il Libro e il Calice, come auspicava Giovanni XXIII per tutti i ministri di Dio”.
“Grazie a Dio – prosegue – il seminario di Venezia ci ha educati ‘a pensare in grande e a guardare alto e lontano’ (Giovanni XXIII). Basti dire che la comunità era composta di veneziani e di alunni di altre regioni italiane e di giovani provenienti da altre etnie: croati, sloveni, polacchi. Abbiamo appreso l’arte di coniugare i nostri carismi, ‘a cercare ciò che unisce e a mettere da parte ciò che genera contrarietà e rotture (Giovanni XXIII). Ricordo una conversazione di don Giovanni col patriarca Roncalli che gli parlava di lontane esperienze in Calabria, quando nel 1922 ne visitò tutte le diocesi, parlò al clero e ai seminaristi, in veste di presidente per l’Italia della Pontifica Opera della Propagazione della Fede. Don Giovanni è stato testimone di fede. Ha cantato la fede. Il suo volume sulla Basilica d’Oro è un invito all’elevazione mistica, meritevole della presentazione fattane dal Patriarca”. “Mi sento spinto a confidare ai suoi congiunti e ai miei confratelli sacerdoti – conclude mons. Capovilla – che io lo venero per aver vissuta la sua missione ammantato con la dalmatica delle persone totalmente consacrate a Dio e per aver onorato e fatto amare la Chiesa, l’Italia, la Calabria e Venezia, con saggezza e squisita mansuetudine evangelica”. (R. Iaria)



