Servizio Civile: oggi il convegno promosso dal Tavolo ecclesiale

Roma – “I giovani chiedono a gran voce il rifinanziamento del servizio civile, colpito da ulteriori tagli governativi (dai 299 milioni stanziati per il 2008 si passa ai 68 milioni previsti per il 2012, un taglio, in 4 anni, di oltre il 400%) e la riforma della legge n. 64 del 6 marzo 2001”. E’ quanto è stato sottolineato oggi durante il seminario su “Educare i giovani alla giustizia e alla pace”, promosso dal Tavolo ecclesiale sul servizio civile – del quale fanno parte, ta gli altri tra cui Caritas, Migrantes, Ac, ufficio nazionale per la cooperazione missionaria tra le Chiese, ufficio nazionale per i problemi sociali e il lavoro e il Servizio nazionale per la pastorale giovanile) – nella ricorrenza di San Massimiliano, patrono dei giovani obiettori di coscienza e di quelli in servizio civile.
Il Tesc – Tavolo ecclesiale sul servizio civile – quest’anno non ha promosso il tradizionale incontro dei giovani in servizio civile in occasione della festa di San Massimiliano  a causa dello scaglionamento degli avvii dei progetti lungo tutto il corso dell’anno.
“Il mondo giovanile chiede cambiamenti e coinvolgimento da parte degli adulti” per “non smettere di coltivare insieme il sogno della pace e della giustizia”, ha detto mons. Giovanni Ricchiuti, arcivescovo di Acerenza e segretario della Commissione episcopale per i problemi sociali e il lavoro, la giustizia e la pace, nella sua relazione sottolineando che nei giovani avverte “un disagio profondo”. Anche se numerose indagini sociologiche li descrivono “con molti luoghi comuni e stereotipi”, ad esempio “incapaci di ascoltare” e generalmente tendenti al “disimpegno”, la Chiesa, ha aggiunto il presule, “guarda ai giovani con fiducia e speranza”.
“Sono convinto – ha detto – che i giovani siano anche sconcertati dal presente e pessimisti sul futuro. Ma se incontreranno adulti cristiani capaci di educarli alla pace e alla giustizia secondo percorsi non omologati, potranno tessere relazioni e incamminarsi insieme”.
Mons. Ricchiuti ha citato esempi di giovani che si sono organizzati e che portano avanti le loro istanze per un mondo di giustizia e di pace: “gli indignati (a parte le derive violente)”; “i giovani coraggiosi impegnati nelle cooperative nei luoghi confiscati alle mafie”; “le forme pacifiche di protesta ai vari G8 e G20”.
Il vescovo ha invitato a “denunciare con coraggio il commercio di armi”, con un riferimento all’attualità: “A volte – ha fatto notare – sembra che l’Italia sia orgogliosa di aver vinto commesse per la produzione di carri armati, aerei militari, ecc. Tutti dicono che il settore è fonte di occupazione e lavoro. In realtà non si vogliono cambiare determinate logiche”. Contro “la rassegnazione e il pessimismo” che ha pervaso il mondo pacifista, ha concluso, “come cristiani dobbiamo tornare a scuotere le coscienze e proclamare con forza la beatitudine della pace”. Sono quindi necessari percorsi di formazione “alla giustizia e alla pace, alla non violenza, al servizio, alla cittadinanza responsabile e al bene comune”.
“Il dato incontestabile da cui partire – ha ricordato don Francesco Soddu, direttore di Caritas Italiana in apertura del Seminario – è il progressivo inaridimento degli spazi offerti ai giovani per forme di educazione alla cittadinanza e servizio. Tale inaridimento è stato causato principalmente da una progressiva ‘disattenzione’ dello Stato nei confronti di questa esperienza e dalla consistente riduzione dei finanziamenti ad essa dedicati, anche a prescindere dalle ristrettezze di bilancio imposte dall’attuale crisi economica”. “Occorre non fare morire questa esperienza – ha concluso poi don Soddu – se vogliamo che i giovani continuino a sentirsi protagonisti del loro futuro e diano il contributo alla costruzione del bene comune”
Per la rappresentate dei giovani nell’ambito del Tavolo, Silvia Conforti, i giovani chiedono a gran voce il rifinanziamento del servizio civile, colpito da ulteriori tagli governativi (dai 299 milioni stanziati per il 2008 si passa ai 68 milioni previsti per il 2012, un taglio, in 4 anni, di oltre il 400%) e la riforma della legge n. 64 del 6 marzo 2001. E si mettono a fianco dei giovani stranieri nella battaglia per il riconoscimento della cittadinanza secondo il principio dello ius soli (chi è nato in Italia è italiano).
“Bisogna continuare a comunicare il grande valore del servizio civile – ha detto Conforti -. E anche se oggi rappresenta una scelta e non più un’obiezione di coscienza, non vogliamo dimenticare le radici che hanno portato alla nascita di un servizio così importante nella promozione dei valori della giustizia e della pace”. I giovani chiedono, tra l’altro, “un riconoscimento vero dello status di volontario in servizio civile all’estero”.
Per Ivo Lizzola, preside della facoltà di scienze della formazione all’Università di Bergamo, occorre “dare inizio a relazioni e percorsi nuovi”, “creare istituzioni nuove e inedite” negli ambiti del servizio e della cura. “Questo è il tempo della consumazione, del finire, dell’incertezza – ha osservato Lizzola -. E’ necessaria una nuova alleanza tra generazioni, provando a disegnare insieme il nuovo”.
“Bisogna far provare ai giovani il gusto della scelta – ha proseguito -, per cui l’obiezione diventa un ‘dare inizio, scegliere’”. L’educazione deve quindi diventare “fortemente esperienziale”, per permettere ai giovani “di leggere sé stessi in modo nuovo”.