Roma – “Protezione internazionale e diritto d’asilo”. Questo il tema di una ricerca presentata ieri sera dal Centro Studi Emigrazione di Roma in collaborazione con l’Asgi (Associazione per gli Studi Giuridici sull’Immigrazione). La pubblicazione – ha affermato Gianfranco Schiavone,del Consiglio Direttivo dell’ASGI – è stata realizzata nell’ambito del Progetto “Il Diritto alla Protezione” e con un duplice obiettivo: colmare da un lato il divario di ricerca e approfondimento sul tema dell’asilo e della protezione internazionale e, dall’altro, dare un contributo alla definizione del quadro complessivo delle politiche di asilo in Italia con delle raccomandazioni che possano migliorare nonché potenziare l’intero sistema. In questo, la ricerca intende coniugare l’analisi giuridica con quella sociologia nell’ambito del diritto alla protezione con particolare riguardo all’accesso alla procedura di asilo alle frontiere mediante una indagine multilivello che in ogni territorio ha approfondito le modalità di accesso allo stesso territorio e alla procedura (sia in frontiera che all’interno del territorio nazionale). I punti salienti della ricerca riguardano le problematiche relative ai richiedenti asilo ai diversi sistemi di accoglienza o trattenimento nei Centri CPSA (Centro di Primo Soccorso ed Accoglienza), nei CARA (Centri di Accoglienza per i Richiedenti Asilo) e nei CIE (Centri di Identificazione ed Espulsione); l’applicazione del regolamento di Dublino II con particolare riferimento alle aree metropolitane; l’informazione e la tutela legale; le vittime di tortura tra i rifugiati e percorsi di emersione e di riabilitazione; Minori stranieri non accompagnati richiedenti asilo. Questi ultimi presentano un grado di vulnerabilità molto elevato dovuto al fatto di essere in primo luogo minori e di non essere accompagnati da uno o entrambi i genitori. Essi necessitano di particolari cautele per l’accesso alla procedura di riconoscimento della protezione internazionale e alla successiva accoglienza. Vanno altresì menzionate le valutazioni delle domande in sede amministrativa, in particolar modo la qualità del procedimento decisionale; i tempi di attesa e conduzione dei colloqui; il rafforzamento del ruolo della Commissione Nazionale; le problematiche annesse alla tutela giurisdizionale e il tasso di accoglimento dei ricorsi; il diritto a rimanere in accoglienza in seguito della notifica della decisione della Commissione territoriale e in pendenza del ricorso in sede giurisdizionale. Accoglienza e inclusione sociale, ovvero l’accesso ai diritti sociali: la parità formale. In conclusione, la ricerca, nonostante gli innumerevoli argomenti, risulta molto ampia e articolata sia nell’analisi scientifica che nell’individuare proposte affinché anche in Italia si possa avere una evoluzione del sistema di asilo.
Enzo Rossi, Docente di Economia Politica all’Università di Tor Vergata ha presentato un’altra ricerca su: I Rifugiati in Italia e in Europa. Una ricerca che si occupa principalmente di accelerare le procedure per i richiedenti asilo e, nello stesso tempo, su questo argomento si limita ad una comparazione con gli altri Paesi europei, ponendo in risalto le enormi differenze e considerazioni. Il professore è molto critico con Dublino II soprattutto perché in un contesto come quello attuale, i Rifugiati dovrebbero avere piena disponibilità (suddivisione) nell’accoglienza da parte di tutti i Paesi dell’Unione Europea, in quanto tutti di area Schengen, e non dipendere esclusivamente dai paesi di arrivo.
Il Vice capo Dipartimento per le libertà civili e l’immigrazione del Ministero dell’Interno, Riccardo Compagnucci, ha invitato tutti a riflettere su queste questioni così importanti e ha plaudito alle due ricerche in quanto propositive per una maggiore professionalità futura dei CARA e SPRAR.



