Roma – Il Cir ha presentato, nel corso di una conferenza stampa, proposte operative e raccomandazioni politiche per promuovere delle vie d’accesso alla protezione in favore di richiedenti asilo e rifugiati. Per dare loro una possibilità diversa rispetto a quella di pagare trafficanti, attraversare il mare in barconi di fortuna e rischiare così la vita, costretti ad un ingresso irregolare in Italia e in altri paesi dell’Unione.
“L’accesso alla protezione è un diritto umano” ha detto il presidente Savino Pezzotta, che ha sottolineato come in Europa viva appena il 10% dei rifugiati totali e in Italia ci siano appena 56.397 persone a cui è stato riconosciuto lo status di profugo. “Occorre introdurre gradualmente misure che consentano di raggiungere l’UE in modo protetto e regolare”, ha aggiunto.
Sono proposte complementari a quelle del programma di reinsediamento che prevedono anche l’uscita protetta di persone direttamente dai paesi di origine dove temono gravi persecuzioni, attraverso il rilascio di appositi visti.
“Il nostro rapporto viene presentato in una giornata estremamente simbolica e importante” ha dichiarato Christopher Hein direttore del CIR: “da una parte il Parlamento Europeo per la prima volta adotta un programma europeo sul reinsediamento, proprio una di quelle forme di accesso che noi fortemente promuoviamo, e dall’altra parte il Consiglio D’Europa condanna duramente l’omissione di soccorso che ha portato alla morte 65 migranti e rifugiati lo scorso anno”.
Il Consiglio Italiano per i Rifugiati accoglie con favore il “programma congiunto di reinsediamento di rifugiati” adottato dal Parlamento Europeo dopo un dibattito che va avanti da anni nelle istituzioni europee. Il programma, in vigore ad 2013, prevede che l’Unione Europea conceda un contributo di 6.000 euro a persona in favore di ogni stato membro che aderisce al programma per trasferire rifugiati riconosciuti dalle Nazioni Unite da paesi di primo approdo verso lo stato membro. Si tratta di un meccanismo che permette l’arrivo regolare di rifugiati sulla base di quote annuali che i singoli governi mettono a disposizione. Al momento solo 13 stati membri hanno stabilito tale quota. L’Italia non è tra loro anche se nel recente passato alcune operazioni di reinsediamento sono state effettuate su base di decisioni ad hoc. L’ultima di queste operazioni è avvenuta un anno fa in favore di 115 rifugiati eritrei trasferiti da Tripoli a Crotone a cura dell’aeronautica militare. “Siamo molto soddisfatti – dichiara Hein – di questa importante decisione come primo passo verso l’apertura di canali d’ingresso protetti nell’Unione Europea di persone che sono fuggite da persecuzione, guerra e violenze e che non possono trovare protezione nei paesi di primo rifugio. Sarebbe molto auspicabile che anche l’Italia metta a regime un programma di reinsediamento dandone notizia entro il primo maggio per poter beneficiare del contributo europeo dell’anno prossimo”.



