Mons. Bassetti: la vita dei circensi e fieranti “precarietà che diventa offerta”

Città della Pieve (PG) – Dalle finestre del suo appartamento, in uno dei punti più alti di Perugia, racconta di accorgersi subito quando in città arrivano le attrazioni del luna park o le guglie di un circo. “E ogni volta che le vedo mi tornano alla mente i passi dell’Antico Testamento che descrivono il popolo d’Israele in cammino nel deserto con le loro tende”, spiega l’arcivescovo di Perugia-Città della Pieve e vice-presidente della Cei, Gualtiero Bassetti. Fra i “mestieri” di un parco giochi, Bassetti si sente a casa. Li frequenta da sedici anni. “E l’ultima volta che ho incontrato i giostrai li ho chiamati i ‘miei diocesani più costanti’. Perché un nucleo di quelle famiglie l’ho conosciuto a Follonica, quando ero vescovo di Massa Marittina-Piombino; poi l’ho ritrovato ad Arezzo; e adesso eccole a Perugia”. Ogni volta che l’arcivescovo passeggia in un luna park o in un circo, sente come un monito. “La precarietà della vita di fieranti e circensi – afferma – fa sì che mettano ogni loro giornata nelle mani della Provvidenza. Basta che piova perché il lavoro salti. Da qui il profondo legame con le stagioni e la natura. Un rapporto che si traduce in una fede genuina, sempre più rara oggi”. E poi ci sono le parole della lettera a Diogneto che Bassetti cita riferendosi a queste “comunità senza una dimora stabile”. “Se ai cristiani è chiesto di essere cittadini del mondo là dove si trovano ma anche comprendere che la vera patria è un’altra, allora il quotidiano nomade delle genti dello spettacolo viaggiante ne è una testimonianza limpida. E tocca il cuore osservare come considerino ogni terra la loro e si insedino in una località con l’entusiasmo che avrebbe chi giunge per restare per sempre. Quasi una risposta alla nostra idea di possesso che ci fa vedere nel vicino un pericolo”. Per dimostrare l’attenzione della Chiesa a questo mondo in viaggio, Bassetti invita ad aprire le parrocchie. “Occorre che, quando circensi e lunaparkisti si fermano in una città, diventino parte della comunità. Anche perché attraverso la parrocchia è possibile stabilire un dialogo con il territorio”. Del resto, sottolinea, “le attività che propongono non solo aggiungono una nota di sano divertimento al grigiore delle nostre giornate, ma raccontano anche il sacrificio e il senso di solidarietà che si sperimentano nelle carovane”. ( G. Gamb.)