I migranti di Milano verso l’Incontro mondiale delle Famiglie

Milano – Saranno circa 15mila gli immigrati che assisteranno alla celebrazione conclusiva – presieduta da Papa Benedetto XVI – del VII Incontro Mondiale delle Famiglie che si svolgerà a Milano dal 30 maggio al 3 giugno prossimo.

 
Le comunità etniche che vivono a Milano da tempo si stanno preparando a questo evento mondiale. Un vero e proprio cammino, come spiega il Direttore Migrantes della diocesi di Milano don Giancarlo Quadri: è stato “un cammino lungo e non sempre facile”, fatto in gran parte nelle diverse comunità dei migranti della Diocesi di Milano e in due mini eventi promossi dai gruppi familiari di ciascuna Comunità.
Le comunità dei migranti – presenti a Milano e nel territorio diocesano che hanno collaborato sono oltre venti: Filippini, Latino-Americani e Salvadoregni, Rumeni, Albanesi, Polacchi, Ucraini, Coreani, Cinesi, Giapponesi, Copto Cattolici, Eritrei, Africani francofoni.
“Siamo partiti a gennaio del 2011 – spiega don Quadri – con l’indicazione data a ciascun gruppo di riflettere sulla condizione dei migranti e sulle difficoltà che incontrano nella migrazione, soprattutto nei confronti della vita familiare. Con l’inizio del nuovo anno pastorale – e ancora prima nel maggio/giugno 2011 – sono arrivate le indicazioni contenute nel libro delle ‘famose’ catechesi sulla famiglia, sui tre grandi temi: famiglia, lavoro, festa”.
3. Il primo incontro dei gruppi familiari delle comunità si è svolto il 29 gennaio scorso, Festa Ambrosiana della Famiglia, da cui è emerso un documento finale riassuntivo delle grandi idee raccolte nelle discussioni dei gruppi familiari”. Il secondo appuntamento domenica 6 maggio. “L’auspicio è che questo nostro lavoro – conclude il Direttore Migrantes di Milano – sia servito da un lato a noi, perché attraverso queste riflessioni si approfondiscano la nostra Fede e le buone relazioni con gli altri gruppi di migranti. D’altro lato, vorremmo che questo lavoro potesse servire a unire di più la Chiesa di Milano e noi migranti, che spesso sperimentiamo l’indifferenza o, peggio, il pregiudizio. Il nostro desiderio è quello di vivere in una grande ‘Famiglia di Famiglie’ dove stare
con animo sereno”.