Migrantes: superare la lettura della vita e della storia del popolo rom dentro stereotipi che alimentano pregiudizi

Avezzano – Il volto e la storia del beato Zefirino, il primo martire gitano elevato agli onori degli altari, “in questo momento europeo di recupero della diversità come percorso per il rispetto della dignità umana e dei diritti umani, diventa un invito a superare la lettura della vita e della storia del popolo rom dentro stereotipi che alimentano pregiudizi e discriminazioni”. Lo ha detto oggi pomeriggio mons. Giancarlo Perego, Direttore generale della Fondazione Migrantes, presentando l’audio libro “Non mi vedrete morire” dedicato al beato Zeferino ad Avezzano. L’iniziva, che rientra nel programma del Corso di aggiornamento per Insegnanti di religione cattolica, nasce per approfondire la conoscenza del mondo Rom nella nostra civiltà interculturale ed interetnica e rendere visibile la prossimità che, come Chiesa in quanto insegnanti di religione Cattolica, “siamo chiamati a testimoniare”.

 
Per mons. Perego la cura e l’educazione dei ragazzi di Zefirino “ci ricorda come i bambini, che in Italia sono la metà degli almeno 170.000 rom – sono uno dei valori fondamentali nella famiglia e nel popolo rom. Al tempo stesso, ci ricorda il dramma di oltre 280 minori strappati alle loro famiglie e dati in adozione, non riconoscendo idoneo l’ambiente di vita familiare rom, spesso per ignoranza di un contesto sociale, familiare e culturale”. L’analfabetismo di Zefirino – ha poi aggiunto il direttore della Migrantes – ci ricorda come ancora oggi solo il 30% dei bambini rom partecipa alla vita scolastica non sempre o non solo per colpa propria, ma “per condizioni impossibili. Il tema della scuola, il cui diritto è stato pesantemente segnato dai numerosi sgomberi soprattutto dei campi rom in periodo scolastico, dice l’incapacità di coordinare il lavoro della sicurezza con il lavoro della protezione sociale”. E ancora l’amore alla città, al paese di Zefirino “ci rimanda a una situazione di provvisorietà, di apolidia in cui vivono oltre 15.000 rom arrivati dalla Jugoslavia in Italia negli anni ’60 e ’70, cittadini in nessun luogo, esclusi da ogni forma di partecipazione”.
Il direttore di Migrantes si è augurato che questo audiolibro, in mano soprattutto ai giovani, agli educatori, agli insegnanti, “dentro le nostre comunità e scuole, possa costituire anzitutto uno strumento utile per favorire incontro, conoscenza e valorizzazione della storia, della religiosità, della cultura rom, perché ‘nessuno si senta escluso nella Chiesa e nella società’ e soprattutto le minoranze e i più poveri rimangano al centro della nostra attenzione e cura pastorale”. In secondo luogo “ci auguriamo che questo audiolibro aiuti a superare la ‘paura’ nei confronti dei rom che,come ci ricorda una recente indagine sui valori degli italiani realizzata dall’Università Cattolica, è cresciuta. Nel capitolo della ricerca sulle paure e i pregiudizi degli italiani certamente ci sono dati preoccupanti”.