Roma – Cinque richieste per garantire i diritti umani dei richiedenti asilo, per rispettare gli accordi internazionali e per organizzare forme dignitose di accoglienza. È il contenuto del documento presentato ieri dalla Conferenza delle Regioni e delle Province autonome nel corso dell’audizione al Comitato parlamentare di controllo sull’attuazione dell’Accordo di Schengen, di vigilanza sull’attività di Europol, di controllo e vigilanza in materia di immigrazione. In particolare, gli enti locali chiedono l’accesso al territorio di “flussi misti” che impone garanzie di non respingimento indiscriminato; l’applicazione rigorosa del Regolamento Dublino II che deve avere però al centro il rispetto dei diritti del richiedente; la necessità di garantire un contesto di elevata competenza/qualità rispetto alle decisioni assunte in prima istanza quando si esaminano le richieste di asilo; l’esigenza di garantire il diritto a un ricorso con effetti sospensivi; la garanzia di forme di immediata prima accoglienza a partire dalla presentazione della domanda. Infine, secondo il documento della Conferenza delle Regioni, “resta comunque da sciogliere il nodo fondamentale della garanzia dell’integrale copertura finanziaria da parte del Governo di tutti gli interventi già attuati e da attuare in relazione all’accoglienza, quale elemento pregiudiziale per l’attivazione dei percorsi per il superamento della fase di emergenza”. In questo contesto, le Regioni ritengono doveroso ripensare tutto il sistema di accoglienza italiano sulla base di alcuni principi e scelte operative di fondo: “la necessità di attivare un ragionamento complessivo rispetto ai sistemi di accoglienza per richiedenti asilo oggi presenti in Italia (Cara, Sprar, emergenza Nord Africa, strutture polifunzionali nelle aree metropolitane di Roma, Milano, Torino, Firenze) che sono di fatto distinti e paralleli tra loro. E’ necessario, infatti, superare la logica dell’emergenza e mettere a regime interventi di accoglienza allargando la capacità complessiva di intervento del sistema per richiedenti asilo e titolari di protezione non solo dal punto di vista della necessità abitativa ma anche in un’ottica di inserimento socio-lavorativo della persona. A tal fine possono essere valorizzate e implementate le funzioni degli enti che in questi anni hanno maturato esperienza e competenze specifiche sui temi dell’immigrazione, della tratta e dei rifugiati e, specificatamente, anche in materia di formazione linguistica e professionale”. (A.P.)



