Olimpiade: padre Carmelo dà la carica agli azzurri

Londra – In fondo lo aveva detto il Papa a Castelgandolfo domenica dopo l’Angelus che la Chiesa cattolica guarda alle Olimpiadi “con particolare simpatia e attenzione”. E lui, il Vangelo in una mano e nell’altra il tricolore, dal pulpito della St Peter’s Church, la chiesa londinese degli italiani, in serata ha lanciato un incitamento forte e chiaro agli atleti azzurri presenti: “Vincete tante medaglie”. È l’augurio di padre Carmelo Di Giovanni, cosentino e parroco di Saint Peter, alla squadra olimpica che domenica sera ha partecipato alla celebrazione eucaristica prima dell’inizio dei Giochi. Padre Carmelo è da oltre 40 anni il cappellano degli italiani nella capitale britannica. Da tempo erano attesi anche i nostri nazionali per la funzione celebrata davanti al nunzio apostolico a Londra Antonio Pennini e al cappellano degli azzurri, don Mario Lusek, alla presenza tra gli altri del presidente del Coni Gianni Petrucci e del capo missione Raffaele Pagnozzi in quello che fino agli anni 60 era il quartiere italiano popolato da muratori e commercianti.

E anche oggi che la “Little Italy” di Londra è diventata un quartiere residenziale multietnico, il punto di riferimento è rimasto padre Carmelo, dinamico cappellano delle carceri, uomo che ha sempre dedicato il suo apostolato agli ultimi e al popolo della strada. E lui, con la sua vitalità, in due ore di intensa celebrazione ha trasformato St. Peter’s Church in uno stadio, con tricolori sventolanti,
cori, applausi inneggianti all’Italia. E dopo la funzione il coro ha cantato l’Inno di Mameli. È da questo pulpito che don Lusek ha letto il messaggio di auguri del cardinale Bagnasco al team azzurro. Un richiamo del presidente della Cei ai valori dell’olimpismo, riconoscendo nello sport “una lezione di vita più che mai necessaria oggi, in un tempo di crisi che chiama tutti a rigore e sacrificio”.
Trasmettendo anche il saluto dei vescovi italiani, il cardinale ha sottolineato che “la Carta olimpica
ci ricorda che scopo del movimento olimpico è contribuire alla costruzione di un mondo migliore”.
“Da sempre lo sport – ha proseguito – ha favorito un movimento di idee e di intenti all’insegna di un universalismo caratterizzato da istanze di fraternità e amicizia tra i popoli, di concordia e pace tra le nazioni: un universalismo che ha sempre parlato il linguaggio del rispetto, della lealtà e del sacrificio”. Non è mancato l’augurio agli atleti “di vedere realizzati” i propri “sogni, frutto di passione e di impegno”. Ovviamente un discorso in sintonia con le parole pronunciate dal Santo Padre al termine della preghiera domenicale dell’Angelus: “Le Olimpiadi – aveva detto Ratzinger – sono il più grande evento sportivo mondiale, a cui partecipano atleti di moltissime nazioni, e come tale riveste anche un forte valore simbolico. Preghiamo affinché, secondo la volontà di Dio, i Giochi di Londra siano una vera esperienza di fraternità tra i popoli della Terra”. Il Papa aveva infine sollecitato la comunità internazionale a superare i tanti conflitti grazie anche alla tregua olimpica in vigore finché su Londra arderà la torcia. (P. Lambruschi – Avvenire)