Francia: riesplode il fronte rom

Parigi – L’integrazione dei rom torna a spaccare la Francia, dove il governo socialista fatica a trovare alternative agli smantellamenti all’alba di baraccopoli insalubri o pericolose per chi le occupa.
Le polemiche sono cresciute con l’intensificarsi delle decisioni giudiziarie o amministrative. Lunedì, è stato smantellato un campo a Evry, città della banlieue Sud parigina dov’è stato a lungo sindaco l’attuale ministro dell’Interno, l’ambizioso Manuel Valls. Mercoledì, sono stati evacuati i 600 immigrati di due baraccopoli vicine a Stains, in un settore della banlieue Nord dove vivrebbero in condizioni precarie circa 5mila rom. Ieri, invece, le ruspe sono entrate in azione a Creteil (banlieue Est) e a Marsiglia. La stessa città dove è scoppiata la polemica sicurezza, dopo 14 re­golamenti di conti dall’inizio dell’anno: le autorità hanno chiesto l’intervento dell’esercito, ma il governo ha risposto picche.
In genere, comunque, gli sfollati rom rifiutano la proposta delle autorità di un “alloggio d’emergenza” per una settimana, così come il gettone di 300 euro per il ritorno nei Paesi d’origine, quasi sempre Romania e Bulgaria. Numerose associazioni anche d’ispirazione cristiana offrono sostegno agli immigrati, fornendo tende e distribuendo alimenti, ma denunciano ormai pure “l’ipocrisia” delle autorità. Per legge, i comuni più grandi sono obbligati ad allestire per i migranti e le comunità nomadi delle aree di permanenza dotate di servizi minimi come l’acqua e l’elettricità. Ma si tratta di un testo applicato poco e male. Numerose giunte preferiscono infatti pagare allo Stato le ammende per inadempienza. Fra le tante piste politiche allo studio, c’è proprio un inasprimento di queste sanzioni.
Il governo socialista, che aveva denunciato tante misure dell’era Sarkozy, si trova adesso alle prese con l’emergenza. E di giorno in giorno, la questione sembra pure lacerare la maggioranza. Christiane Taubira, ex pasionaria dei diritti umani e oggi sulla poltrona di Guardasigilli, non ha perduto occasione per smarcarsi dalla linea della fermezza difesa da Valls con il tacito sostegno del presidente François Hollande, che ha finora insistito su tre “parole d’ordine: fermezza, legalità, dignità”. Di fronte alla riluttanza a partire dei rom evacuati, che si limitano quasi sempre a creare nuovi campi nelle vicinanze o ad ingrossare quelli già esistenti, cominciano a scricchiolare le promesse elettorali del capo dell’Eliseo. Questi si era impegnato a trovare “soluzioni sostitutive”, sostenendo che “non si può continuare ad accettare che delle famiglie siano cacciate da un luogo senza soluzione”. Ma le associazioni, dopo aver espresso speranza e poi impazienza, cominciano ad esternare delusione. A sinistra, anche i Verdi e il Fronte della gauche non risparmiano critiche ai socialisti, mentre la stessa segretaria del Ps, Martine Aubry, pare insoddisfatta della gestione della crisi a Lilla, dov’è sindaco. Il nodo dei rom dovrebbe così rappresentare uno dei temi principali del prossimo intervento televisivo di Hollande, il 9 settembre, deciso nella scia del brusco calo di popolarità del presidente eletto a maggio. Per il momento, l’ultima circolare diramata ai prefetti raccomanda genericamente di “anticipare” le situazioni a rischio e di prevedere “soluzioni di accompagnamento”. (D. Zappalà – Avvenire)