Riapre una scuola interculturale

Roma – A settembre riprende, insieme alle attività lavorative – seppur pesantemente segnate dalla crisi – l’anno scolastico. Come ogni anno saranno molti gli studenti, tra i quali sempre più stranieri. Oltre 710.000 studenti stranieri, di cui almeno la metà nati in Italia; 2.000 classi con oltre il 30% di studenti figli di immigrati, soprattutto al Nord e nell’Italia appenninica. La scuola che si riapre vede anche il problema dell’abbandono scolastico in crescita, di una dispersione scolastica che interessa particolarmente i nostri ragazzi rom e sinti e ancora di più i figli dei circensi e fieranti. La mobilità caratterizza, così, tra l’altro, anche la scuola, seppur l’istituzione sembra ancora muoversi a passi lenti, in ordine al riconoscimento e alla valorizzazione di persone, culture e storie differenti. Una scuola interculturale è un progetto che chiede una nuova riforma scolastica. Diversamente si continua con una scuola che sempre più soffre nella capacità didattica, oltre che non vedere la partecipazione di studenti e genitori, tantomeno di genitori e studenti arrivati da altri Paesi. Qualità didattica e impegno partecipativo sono due momenti convergenti che aiutano la scuola di oggi a leggere la novità di un incontro tra studenti con esperienze di vita e di studio differenti e i loro genitori. Credo che una maggiore attenzione a una scuola per l’uomo che cammina e che si muove, attenta a raccogliere il racconto di tanti ragazzi e bambini che provengono da altri Paesi per costruire un realismo relazionale, che superi pregiudizi, difese, distanze, sia un impegno importante per le nostre comunità civili e religiose. A settembre il rischio è di dedicare ancora troppe pagine dei giornali all’economia, dimenticando un tassello importante del nostro Paese in movimento, quale è la scuola. E per aiutare qualità didattica e partecipazione diventano importanti anche alcune attenzioni: a facilitare l’iscrizione a scuola per i bambini che giungono con il ricongiungimento familiare in Italia ad anno iniziato; favorire strumenti iniziali bilingue se non anche la mediazione culturale per facilitare l’ingresso in classe e l’apprendimento; guardare poi alla situazione di disagio scolastico di alcune migliaia di ragazzi e bambini rom e sinti, dei luna park in movimento – come fece negli anni ’60 un sacerdote come don Bruno Nicolini, che da Bolzano arrivò a Roma, e che ci ha lasciato nel mese di agosto di quest’anno. Una scuola interculturale non nasce solo dalla qualità dei luoghi e degli incontri, ma soprattutto da una didattica che sappia valorizzare strumenti nuovi e figure nuove, oltre che coinvolgere famiglie e comunità straniere presenti in Italia. L’augurio è che l’anno scolastico che inizia sia carico di esperienze didattiche nuove che educhino i ragazzi ad essere cittadini del mondo, uomini capaci di relazioni nuove. Una scuola più attenta alle relazioni che alle professioni, come amava dire don Lorenzo Milani.