Cnel: cresce l’occupazione degli stranieri

Roma – Il Rapporto sul mercato del lavoro 2011-2012, presentato questa mattina dal Cnel (Consiglio Nazionale Economia e Lavoro) segnala la crescita della quota di lavoratori stranieri nonostante la crisi, specie in quei settori nei quali la domanda di lavoro non viene soddisfatta completamente dai lavoratori italiani. I lavoratori stranieri si concentrano nel settore edile, nei servizi turistici e nei servizi alla persona e, comunque, in settori ad alta intensità di lavoro. Il progressivo invecchiamento della popolazione, la maggiore presenza delle donne nel mercato del lavoro e la scarsità di servizi assistenziali pubblici spinge molte famiglie – spiega il Cnel – ad affidare a terzi la gestione dei propri anziani e della casa. La domanda verso un tipo di mansioni non ricoperte da lavoratori italiani “comporterà la conseguenza di rendere più difficile l’assorbimento di lavoratori italiani disoccupati. Si tratta di un classico caso di mismatch fra le caratteristiche settoriali della domanda e quelle dell’offerta di lavoratori; sul punto, si auspica – si legge nella presentazione – il contributo risolutivo delle innovazioni introdotte dalla riforma. Nel settore dell’assistenza agli anziani si osserva come si stia formando uno stock di lavoratori stranieri così ampio da richiedere un’attenzione delle politiche di riferimento maggiore di quella prestata fino ad ora”. E la popolazione immigrata che continua a crescere, negli ultimi anni cresce maggiormente per la componente femminile: questo sia perché si è sviluppata l’immigrazione per ricongiungimento familiare, con lo stabilizzarsi di molti immigrati sul territorio, sia perché la domanda di lavoro – si legge nel Rapporto – negli ultimi anni, proviene soprattutto dai settori a maggiore femminilizzazione (cura della persona, sanità), mentre nei settori a maggiore componente maschile dell’occupazione (industria e costruzioni) la domanda è in contrazione. Il Rapporto fa notare che, benché il tasso di attività degli immigrati resti su livelli superiori a quelli osservati dagli italiani, il differenziale tra le due componenti della popolazione si sta riducendo; in altre parole, anche nel 2011 si è osservato “un deterioramento dell’occupabilità degli stranieri, che si sta traducendo in uno scivolamento nell’inattività e, probabilmente, anche nel sommerso”. Distinguendo invece i disoccupati secondo la cittadinanza il Cnel osserva come la crescita della disoccupazione si sia concentrata sugli stranieri. Il numero di disoccupati italiani si è difatti ridotto, in media d’anno, dell’1,6 per cento: parte di tale calo è da ricondurre all’andamento demografico (la popolazione italiana in età lavorativa si è difatti contratta nel 2011), che si è tradotto in un calo delle forze di lavoro, in parte ad una riduzione del tasso di disoccupazione degli italiani. I disoccupati stranieri, invece, sono cresciuti nel solo 2011 del 13 per cento, e di conseguenza è aumentato ulteriormente il loro peso sullo stock di disoccupati totale. Se difatti gli immigrati rappresentano nel 2011 poco più del 10 per cento delle forze di lavoro, la loro incidenza sulla disoccupazione è ben superiore, pari a quasi il 15 per cento. Gli immigrati stanno soffrendo gli effetti della prolungata crisi economica e il deterioramento delle opportunità occupazionali, con il rischio della caduta nel sommerso.