Card. Bagnasco: la Chiesa è impegnata a favore dei migranti

Roma – Verso i migranti che “avventurosamente varcano il mare alla ricerca di una vita migliore” la Chiesa è “impegnata, ricordando a tutti il monito: che ne è di tuo fratello?”. Lo ha detto oggi pomeriggio il card. Angelo Bagnasco nella sua prolusione in apertura dei lavori della sessione autunnale della Conferenza Episcopale Italiana, in corso a Roma fino a giovedì 27 settembre. Per il presidente dei vescovi italiani “affrontare in senso umanitario il fenomeno delle carrette del mare è un obbligo di civiltà”. Oggi, ha detto ancora il card. Bagnasco, “non può esistere una pastorale solo stanziale. Le persone e le famiglie si muovono, emigrano più facilmente, si spostano la domenica, dividono la settimana tra località diverse, senza dire che non c’è parrocchia in cui non risiedano degli immigrati, per di più provenienti da diverse parti del mondo, dunque di culture e religioni differenti”.
Per il presidente della Cei pensare ad una pastorale “statica” e “stantia” significa “di fatto tagliarsi fuori dalla vita e dalle sue inevitabili articolazioni. Oggi è imprescindibile pensarsi collocati in un contesto culturale dinamico: nessuna persona, nessuna famiglia vanno lasciate a se stesse, ignorate, non interpellate. La parrocchia ha un centro nella chiesa, e soprattutto nell’Eucarestia, ma questo centro è tale se si irradia e va lontano, se interessa non solo le età ma anche gli ambienti”. Ecco perché nel decennio scorso “si è parlato di ‘pastorale integrata’: si invocava un’integrazione effettiva tra le potenzialità delle parrocchie e quelle dei gruppi, delle associazioni, dei movimenti, ciascuno con la disponibilità ad integrarsi e lasciarsi integrare, a sagomarsi per quanto è possibile sulla base delle urgenze e delle necessità, non illudendosi che l’autoreferenzialità assicuri di fatto un futuro. Tutti devono mettersi all’opera nella grande vigna del Signore, perché di tutti i talenti c’è urgente bisogno. Ovvio che un’impostazione sì fatta complicherà un po’ l’esistenza, ma non c’è alternativa”.