Milano – Che cosa significano parole come “integrazione”, “intercultura”, “pluralismo”? Come si declinano in una metropoli come Milano, da sempre crocevia di culture? Quando e perché sono stravolte, strumentalizzate, negate? Sono alcuni degli interrogativi che faranno da filo conduttore a “Milano al plurale”. Organizzata, da oggi al 6 ottobre, dal mensile “Popoli” e dalla Fondazione culturale San Fedele, la manifestazione si chiuderà sabato con una tavola rotonda. L’antropologo francese Marc Augé, il giornalista e scrittore Gian Antonio Stella, il comico Giacomo Poretti, la vicesindaco di Milano Maria Grazia Guida, il biblista gesuita Pietro Bovati, lo scrittore italo-algerino Amara Lakhous sono alcuni tra gli ospiti della manifestazione, che vuole riflettere, con differenti linguaggi e approcci, su una delle sfide della società contemporanea: come vivere la pluralità culturale e religiosa in una modalità che non sia fonte di conflitti e chiusure, ma generatrice di relazioni autentiche, di coesione sociale, in una parola di “bene comune”. A concludere l’iniziativa, sabato alle ore 18.30, la messa nella chiesa di San Fedele, celebrata dal presidente della Fondazione culturale San Fedele, padre Giacomo Costa. La messa, preparata in collaborazione con l’Ufficio pastorale della diocesi di Milano, vedrà la partecipazione delle comunità etniche cattoliche presenti in città.



