MCI in Svizzera: la nuova immigrazione italiana

Castelletto di Brenzone – Tracce di presenza italiana in Svizzera si ritrovano sin dal Medioevo con una significativa presenza di banchieri e finanzieri toscani e liguri soprattutto nelle città di Zurigo e Ginevra. Da questo momento in poi la presenza non fa che aumentare anche grazie alla laboriosità degli italiani sempre più coinvolti nei progetti edili come i trafori e le grandi opere in generale del territorio elvetico. Lo ha ricordato oggi Toni Ricciardi intervenendo al convegno delle Missioni Cattoliche Italiane in Svizzera in corso, fino al 26 ottobre, presso il Centro Garda Family House di Castelletto di Brenzone (VR) sul tema “Nuova evangelizzazione nella Chiesa in Svizzera: il contributo delle comunità di lingua italiana”. Oggi la Svizzera – ha detto lo studioso – rappresenta il terzo paese di residenza degli italiani all’estero con una comunità che – stando ai dati dell’Aire che si discostano da quelli elvetici – sfiora le 550 mila unità. Si tratta soprattutto di originari del Sud Italia. Basta pensare che nelle prime 25 Province di provenienza oltre il 50% sono meridionali. Il milieu familiare dei giovani di seconda generazione è stato quello classico degli immigrati italiani di prima generazione. Essi sono cioè vittime di una sorta di “identità incerta” tale per cui oltre un terzo percepisce la Svizzera come l’occasione di ascesa sociale, professionale e di guadagno mentre i protagonisti della terza generazione ricevono una educazione tendenzialmente/forzatamente “facilitata”. Si tende cioè a parlare da subito in lingua (soprattutto nella Svizzera tedesca). Di questi, oltre il 35% non si interessa affatto di politica o di attività associazionistiche; poco +50% si interessa solo in momenti particolari (eventi specifici; elezioni; etc.) e meno del 15% si interessa assiduamente alla politica e partecipa in forma attiva alla vita associativa. Quanto detto va legato al fatto “non secondario” che in Svizzera – ha spiegato Ricciardi – le associazioni sono oltre 1.500 ovvero “un mondo profondamente intriso, storicamente parlando, nel contesto sociale”. Accanto a questi emigrati occorre considerare le nuove migrazioni che tendenzialmente costruiscono comunità transnazionali e/o identità migratorie transnazionali; difficilmente questi frequentano contesti ed ambienti dell’emigrazione tradizionale e hanno molta difficoltà a comprendere il mondo dell’immigrazione/emigrazione tradizionale e fortemente strutturato.