Roma – Il messaggio che il Dossier Statistico Immigrazione di Caritas Italiana e Fondazione Migrantes, presentato oggi a Roma ha scelto per il 2012 è: “Non sono numeri”. Si è voluto così ridare centralità alla dignità degli immigrati in quanto persone, ispirandosi a una riflessione di Papa Benedetto XVI, fatta in occasione dell’Angelus nella domenica della Giornata Mondiale del Migrante e del Rifugiato (15 gennaio 2012): “Milioni di persone sono coinvolte nel fenomeno delle migrazioni, ma esse non sono numeri! Sono uomini e donne, bambini, giovani e anziani che cercano un luogo dove vivere in pace”. Seppure la dimensione quantitativa sia indispensabile a una conoscenza reale del fenomeno migratorio, questa attitudine non deve mettere in secondo piano la tutela della dignità umana. Le migrazioni sono un fenomeno inevitabile (e una risposta strategica) in un mondo attraversato da crisi politiche ed economiche e segnato dalla diseguale distribuzione della ricchezza; senz’altro, dopo una certa flessione dei flussi in entrata riscontrata a partire dal 2009 nei paesi industrializzati, sono destinate ad aumentare ancora. Gli organismi internazionali accreditano circa 214 milioni tra migranti e rifugiati nel mondo nel 2010. Nell’Unione Europea, nello stesso anno, il saldo migratorio con l’estero è stato positivo per 950mila unità e le acquisizioni di cittadinanza sono state 803mila. Gli stranieri residenti, inclusi i comunitari che costituiscono la maggioranza (60%), sono 33,3 milioni (800mila in più rispetto all’anno precedente), per i tre quarti concentrati in Francia, Germania, Italia, Regno Unito e Spagna. In quest’ultimo paese, però, come anche in Portogallo e in Irlanda, il loro numero è ultimamente diminuito. L’incidenza media degli immigrati sui residenti europei è del 6,6%; tuttavia, se si considera il gruppo dei nati all’estero che hanno acquisito la cittadinanza del paese di residenza, si arriva a 48,9 milioni di persone che fanno
dell’UE il principale polo immigratorio al mondo insieme al Nord America. Alcuni Stati membri si accingono ad attuare, o hanno già attuato, modifiche alle rispettive politiche migratorie: la Danimarca è indirizzata ad abolire il sistema a punti attualmente in vigore per ottenere il soggiorno a tempo indeterminato; la Polonia, a fronte di un esodo in continua diminuzione, sta conoscendo
un maggiore afflusso di immigrati, specialmente dai paesi vicini; in Spagna i cittadini stranieri irregolari (circa 150mila secondo stime) sono stati privati – non senza polemiche – della copertura del servizio sanitario nazionale. Nel mese di giugno 2012 il Consiglio dei Ministri dell’Interno dell’area Schengen, preoccupato per i flussi dell’ultimo periodo (Nord Africa), ha deciso di modificare il Trattato e di reintrodurre i controlli alle frontiere in caso di pressioni straordinarie (scelta tuttavia criticata dal Parlamento Europeo e dalla Corte Europea dei diritti umani). Anche in Italia, terra d’asilo e paese d’immigrazione, sono in corso mutamenti che il Dossier ha ampiamente analizzato.



