Roma – “E’ ancora morte nel Mediterraneo”. Il “pellegrinaggio di fede e di speranza” – come lo ha chiamato Benedetto XVI nel Messaggio per la Giornata mondiale del migrante e del rifugiato 2013 – di 70 persone, soprattutto somale, ha avuto un epilogo tragico con la morte di 11 persone e, grazie all’intervento della Marineria italiana, il salvataggio della maggior parte di essi – ricorda Mons. Giancarlo Perego, direttore generale della Migrantes dopo la morte di 11 persone avvenuta ieri a 35 miglia dalle coste libiche e a 140 da Lampedusa. I Migranti erano a bordo di un gommone A causare il naufragio è stato un cedimento strutturale del natante – lungo meno di 10 metri – le cui traverse laterali hanno progressivamente perduto aria, fin quasi a determinarne l’affondamento. “E’ un calvario che si ripete troppe volte – spiega mons. Perego – anche per i troppi focolai di guerra nel mondo, i regimi dispotici (34) e la fragilità di molti stati (43), alle prese con il degrado, la povertà e le emergenze, come è stato sottolineato dal Dossier Statistico Immigrazione di Caritas Italiana e Fondazione Migrantes. Un caso “emblematico”, da cui provenivano molte delle persone salvate nel Mediterraneo, è la Somalia, uno Stato – spiega ancora mons. Perego – negli ultimi 20 anni dilaniato da conflitti interni, dopo la caduta del dittatore Siad Barre, nel 1991. Il tentativo di pace del 2004 non ha dato risultati. L’analfabetismo riguarda il 75% della popolazione, il Paese ha il più alto tasso di mortalità materna e infantile al mondo. Due milioni e mezzo di persone e famiglie hanno dovuto lasciare la propria casa e sono sfollati interni al Paese o rifugiati (oltre 1 milione). La tutela di queste persone – conclude mons. Perego -, di famiglie, di minori in fuga chiede “che anche l’Italia, confine dell’Europa, diventi capofila per la tutela di popoli in fuga verso l’Europa. Questo ruolo chiede due impegni: un modello di accoglienza strutturale di chi chiede la protezione internazionale nel nostro Paese; un presidio umanitario del Mediterraneo. L’Europa ha bisogno di uno sforzo di cooperazione decentrata che possa dimostrare la qualità della propria democrazia”.



