Migrantes: Stojka figlia di un popolo troppe volte vittima di stereotipi

Roma – “Ha celebrato la Giornata della memoria, domenica 27 gennaio – rinnovando la testimonianza della sofferenza del popolo rom, e poi si è spenta Cejia Stojka, scrittrice ed artista rom sopravvissuta ai campi di concentramento di Auschwitz-Birkenau e Bergen-Belsen. “Stojka ci ha lasciato non solo il ricordo del Porrajmos, il genocidio di almeno 500.000 rom in seguito alle leggi nazi-fasciste, ma anche il richiamo a vincere ogni discriminazione nei confronti del suo e di ogni altro popolo nella ‘casa europea’”, ha commentato mons. Giancarlo Perego, direttore generale della Migrantes. A soli 9 anni con la mamma fu deportata ad Auschwitz e a Berge-Belsen nel gennaio 1945. Un miracolo la sua sopravvivenza sino all’arrivo nel campo delle truppe alleate che liberarono i prigionieri. Il suo desiderio, aveva detto nel giugno 2011 portando la sua testimonianza davanti a Papa Benedetto XVI, è che “gli zingari siano accolti con maggiore attenzione e con occhi vigili, che siano trattati con maggiore rispetto… Mai più Auschwitz, che non accada più questa cosa orribile, bruttissima, quelle uccisioni. Potrebbe accadere di nuovo! Auschwitz: tutto lì è rimasto com’era; ci sono anche gli uomini, che sono rimasti com’erano. Noi siamo i fiori di questo mondo e siamo calpestati, maltrattati e uccisi”. Un impegno che raccogliamo come una eredità spirituale di una donna coraggiosa ed esemplare, figlia di un popolo che troppe volte è ancora vittima di stereotipi.

Sul “genocidio” di rom e sinti nei campi di concentramento è uscito in questi giorni, per le edizioni Tau, il volume “Rom e sinti. Il genocidio dimenticato” di Carla Osella e pubblicato nella collana dei “Quaderni Migrantes.