Vescovi Usa: un primo passo per la dignità degli immigrati

Washington – “Un primo passo importante”: così la Conferenza episcopale negli Stati Uniti, con una nota, giudica il recente accordo sulla riforma della legge sull’immigrazione raggiunto al Congresso di Washington. L’intesa, siglata da quattro senatori repubblicani e altrettanti democratici, offre delle indicazioni fondamentali che potrebbero consentire di giungere al varo definitivo della nuova normativa già entro la primavera.
C’è infatti attesa da lungo tempo nel Paese per una riforma, a livello federale, del sistema legale che regola gli ingressi e la permanenza degli stranieri nel territorio. La diffusa povertà in alcuni Paesi, come per esempio il Messico, contribuisce ad alimentare il flusso degli immigrati irregolari. In particolare, i vescovi continuano a esprimere la loro preoccupazione per alcune leggi locali che hanno imposto pesanti limiti per quanto concerne l’accoglienza degli stranieri. Soprattutto al centro vi è la questione legata ai ricongiungimenti familiari.
In occasione del viaggio di Benedetto XVI in Messico e a Cuba (23-29 marzo 2012), i vescovi degli Stati Uniti avevano lanciato un invito a contribuire a “costruire consenso” sulla riforma della legge sull’immigrazione. Nell’appello, contenuto in una lettera a firma del cardinale arcivescovo di New York, Timothy Michael Dolan e presidente della Conferenza episcopale e dell’arcivescovo di Los Angeles, José Horacio Gómez “il passaggio della riforma è oggi più importante che mai”.
Secondo una stima fornita dallo stesso episcopato sono undici milioni gli immigrati che aspirano a intraprendere il percorso che possa una giorno concludersi con la piena regolarizzazione. A tale riguardo, l’arcivescovo di Los Angeles, che è anche presidente della commissione sulla migrazione della Conferenza episcopale, sottolinea nella nota che “è fondamentale che il quadro di accordo consideri un percorso che consenta agli immigrati privi di documenti di uscire dall’ombra e avere la possibilità di diventare cittadini degli Stati Uniti, così da dare speranza a milioni di persone”. Si tratta per l’episcopato di varare “una riforma del sistema che sia in grado di proteggere la dignità umana e la patria al contempo”. Il presule osserva peraltro che l’intesa lascia margini di miglioramento e garantisce, a nome dell’episcopato, l’impegno a lavorare con il Congresso per creare una riforma che rispetti i diritti umani fondamentali e la dignità, assieme alla necessità di salvaguardare la sicurezza ai confini nazionali e lo stato di diritto.
Nella nota si ricorda anche, come riferimento, la lettera pastorale congiunta dei vescovi di Stati Uniti e Messico dal titolo Strangers no longer together on the journey of hope, pubblicata il 22 gennaio 2003. Nel testo si ricorda che “la dottrina cattolica ha una lunga e ricca tradizione nella difesa del diritto di migrare. Fondata sulla vita e gli insegnamenti di Gesù, la dottrina della Chiesa ha fornito la base per lo sviluppo di principi fondamentali riguardanti il diritto di migrare per coloro che cercano di esercitare i diritti umani che sono stati dati loro da Dio”. L’impegno della comunità cattolica è affinché “il vostro sia veramente un viaggio di speranza, non di disperazione, così che, al punto di arrivo, possiate sperimentare di non essere più stranieri, ma invece membri della famiglia di Dio”. Come accennato, nella nota dell’episcopato, si indica tra le questioni principali da affrontare quella dei ricongiungimenti familiari. Oltre a questo, si considera necessario rimuovere una serie di altre restrizioni, incluse per esempio, nell’Illegal Immigrant Responsibility Act del 1996, in tema di tutele sul lavoro.
Ogni anno la Conferenza episcopale dedica una Settimana di riflessione al tema dell’immigrazione. Quest’anno, l’iniziativa si è svolta dal 6 al 12 gennaio e, a fare da sfondo, è stato il tema “Non siamo più stranieri: il nostro viaggio della speranza continua”. La Settimana ha celebrato anche l’anniversario della pubblicazione della lettera dei vescovi di Stati Uniti e Messico. (Osservatore Romano)