Milano – Una donna in carcere, colpevole o innocente, è anche una madre che deve comunicare al telefono al suo bambino che non verrà a casa a Natale e nemmeno al suo compleanno. È anche una madre che sparisce, che non sa quando potrà riabbracciare i propri cari, che si ritrova sola di colpo e si vergogna di dire al figlio che sta in prigione. Marie Helene Ponge, detenuta di origine sudamericana, capelli a spazzola e sguardo duro, ha ricordato ieri al Capo dello Stato Giorgio Napolitano (in visita al penitenziario milanese) che San Vittore ospita 140 donne, nella maggior parte extraeuropee, comprese 7 mamme con i loro bambini sotto i 3 anni che stanno nella struttura di carcerazione attenuata Icam. “Il carcere – ha sottolineato Ponge – è una comunità molto particolare, dove noi siamo protagoniste nostro malgrado. Veniamo private della libertà e per lungo tempo siamo costrette a stare lontano dalle persone che ci vogliono bene. Quello che più ci manca è il contatto con i nostri familiari”. Sullo sfondo resta la questione del lavoro dietro le sbarre per dare una speranza a chi ha sbagliato. Marie Helene ha ricordato che serve formazione professionale per cercare di non ricaderci una volta uscite. Le donne di San Vittore hanno dato vita alla cooperativa sociale Alice, una sartoria che confeziona per l’alta moda e che ieri ha donato due sciarpe alla coppia presidenziale per ringraziare chi ha voluto ascoltare queste madri. (P. Lam.- Avvenire)



