L’Angelus del Papa

Città del Vaticano – “Non scoraggiarsi mai nell’annunciare il Vangelo” e “avere fiducia nella forza di Dio che agisce proprio nella nostra povertà”. Sono questi i due insegnamenti che provengono dal Vangelo di ieri come ha spiegato Benedetto XVI, in occasione della recita dell’Angelus, con i fedeli giunti a piazza San Pietro. Dopo la preghiera mariana, ha ricordato anche la Giornata mondiale del malato e il capodanno lunare, festeggiato da vari popoli dell’Estremo Oriente. “Nella liturgia odierna – ha sottolineato il Papa – il Vangelo secondo Luca presenta il racconto della chiamata dei primi discepoli, con una versione originale rispetto agli altri due sinottici, Matteo e Marco”. La chiamata, infatti, è preceduta “dall’insegnamento di Gesù alla folla e da una pesca miracolosa, compiuta per volontà del Signore”. Mentre infatti “la folla si accalca sulla riva del lago di Gennèsaret per ascoltare Gesù”, Egli vede “Simone sfiduciato per non aver pescato nulla tutta la notte”. Dapprima “gli chiede di poter salire sulla sua barca per predicare alla gente stando a poca distanza dalla riva”; poi, finita la predicazione, “gli comanda di uscire al largo con i suoi compagni e di gettare le reti. Simone obbedisce, ed essi pescano una quantità incredibile di pesci”. In questo modo, ha chiarito il Pontefice, “l’evangelista fa vedere come i primi discepoli seguirono Gesù fidandosi di Lui, fondandosi sulla sua Parola, accompagnata anche dai segni prodigiosi”. Benedetto XVI ha osservato che, prima di questo segno, “Simone si rivolge a Gesù chiamandolo ‘Maestro’, mentre dopo lo chiama ‘Signore’”. Si tratta della “pedagogia della chiamata di Dio, che non guarda tanto alle qualità degli eletti, ma alla loro fede, come quella di Simone che dice: ‘Sulla tua parola getterò le reti’”. “L’immagine della pesca rimanda alla missione della Chiesa”, ha sostenuto Benedetto XVI, che ha richiamato un commento di sant’Agostino al riguardo: “Due volte i discepoli si misero a pescare dietro comando del Signore: una volta prima della passione e un’altra dopo la risurrezione. Nelle due pesche è raffigurata l’intera Chiesa: la Chiesa come è adesso e come sarà dopo la risurrezione dei morti. Adesso accoglie una moltitudine impossibile a enumerarsi, comprendente i buoni e i cattivi; dopo la risurrezione comprenderà solo i buoni”. Per il Papa, “l’esperienza di Pietro, certamente singolare, è anche rappresentativa della chiamata di ogni apostolo del Vangelo, che non deve mai scoraggiarsi nell’annunciare Cristo a tutti gli uomini, fino ai confini del mondo”. Tuttavia, “il testo odierno fa riflettere sulla vocazione al sacerdozio e alla vita consacrata. Essa è opera di Dio. L’uomo non è autore della propria vocazione, ma è risposta alla proposta divina; e la debolezza umana non deve far paura se Dio chiama”. Di qui l’invito: “Bisogna avere fiducia nella sua forza che agisce proprio nella nostra povertà; bisogna confidare sempre più nella potenza della sua misericordia, che trasforma e rinnova”. Perciò, “questa Parola di Dio ravvivi anche in noi e nelle nostre comunità cristiane il coraggio, la fiducia e lo slancio nell’annunciare e testimoniare il Vangelo”, ha esortato il Pontefice. “Gli insuccessi e le difficoltà – ha continuato – non inducano allo scoraggiamento: a noi spetta gettare le reti con fede, il Signore fa il resto”.