Notre Europe: “al centro i diritti delle persone in mobilità”

Bruxelles – L’Istituto “Notre Europe – Jacques Delors” ha trasformato il suo progetto “Think Global – Act Europe”, lanciato nel 2008, in una riflessione più ampia riguardante gli strumenti a servizio dell’azione esterna dell’Ue. La prossima tappa del progetto, che prevede la pubblicazione di un dossier a marzo, e ha visto la partecipazione di 16 gruppi di riflessione, è stata diretta da Elvire Fabry. Il tema al centro della riflessione – informa l’agenzia Sir Europa – è la migrazione e le azioni Ue al riguardo. “L’Unione europea ha da tempo approvato un discorso sulla migrazione come ‘strumento’ per lo sviluppo”, rileva Ruby Gropas, tra i ricercatori che hanno preso parte al progetto. “L’obiettivo – dice l’esperta – è di valorizzare le migrazioni, massimizzando i loro effetti positivi per ridurre la povertà e favorire lo sviluppo”. Al tempo stesso, però, la dimensione esterna della politica migratoria dell’Ue è basata sulla sicurezza, ma “è tempo per un cambiamento di paradigma, nel quale i diritti dei migranti siano posti come priorità”. Thanos Maroukis e Anna Triandafylliou sottolineano invece l’importanza dei partenariati per la mobilità, in particolare “l’introduzione di accordi di facilitazione del visto e di riammissione con i Paesi partner”. A seguito della Primavera araba l’Ue ha poi dichiarato l’intenzione di rafforzare la politica di migrazione attraverso i “Dialoghi per la migrazione” posti al centro del nuovo approccio Ue. (segue) Altri esperti di “Notre Europe” hanno invece analizzato “i risultati ottenuti dall’Ue nella ‘competizione globale’ per i migranti altamente qualificati”. I ricercatori si sono chiesti che cosa è stato fatto dal varo della Carta blu a oggi e che cosa andrebbe attuato per attrarre ulteriormente la categoria di immigrati più qualificati e necessari all’economia Ue. Hans Martens sottolinea “la necessità di attuare delle riforme, perché solo se le economie europee saranno in grado di creare posti di lavoro, i migranti potranno essere integrati nel mercato del lavoro e potranno contribuire al finanziamento del sistema di welfare”. “C’è bisogno di un cambiamento e un drastico miglioramento nelle politiche europee di integrazione – conclude Martens – ma non basterà un dibattito pubblico sui benefici della migrazione, sarà fondamentale mettere in pratica una serie di iniziative a livello europeo”.