Cosenza – Non si può morire così. Non si può morire nel centro della città, fra il silenzio e l’indifferenza. Dopo un incidente non serve cercare responsabilità per aprire dibattiti molte volte strumentali. Certe battaglie si riducono ad inutili polemiche, fumose manifestazioni, fatte tante volte da chi si vuole tirare fuori dalla responsabilità del fratello. Sulla strada parallela al salotto buono della città di Cosenza si è consumata una tragedia, una delle tragedie della povertà. Tre persone immigrate sono morte a causa di quel freddo dal quale hanno pensato di ripararsi con una stufa mal funzionante… non sono riuscite a ripararsi da quel freddo, ma soprattutto dal quel gelo che tante volte noi cristiani e cittadini non sappiamo alleviare. Ora si stendono le coperte delle parole, queste sì che non servono a nessuno, non servono soprattutto ai morti; ci auguriamo però servano ai vivi.
Ci vuole uno scatto di responsabilità, ci vuole uno scatto di dignità della Città intera, ci servono uomini e donne che senza colori, fazioni, appartenenze politiche e religiose che siano, si mettano insieme per alleviare i bisogni di chi bussa alle nostre porte e trova solo accoglienza nei ruderi, in quel pericoloso vecchiume che noi abbiamo abbandonato. Il Vescovo, mons. Salvatore Nunnari, sta richiamando Cosenza ad uno sguardo verso le tante povertà. Non è nemmeno la prima volta. Non lo citiamo per dovere d’ufficio o per fargli sponda con questo giornale. Non crediamo che ne abbia bisogno. Lo facciamo perché il suo invito sia accolto. Proviamo tutti a fare la nostra parte senza giudizi, per risollevare tante altre povertà. Basta guardare oltre il fiume (non solo in senso figurato) dei nostri egoismi e troveremo un popolo affamato. C’è stato un altro, duemila anni fa, che guardò le folle: erano stanche ed affamate, come pecore senza pastore. (Enzo Gabrieli)



