Milano – Sono un milione le pratiche per richieste di credito aperte dagli immigrati. Che nel 2012 hanno inoltrato a banche e finanziarie italiane il 12% del totale delle domande di prestiti e mutui. Se la crisi economica ha colpito anche i migranti, riducendone consumi e investimenti, non ha invece rallentato la loro richiesta di denaro per avviare iniziative imprenditoriali o acquistare case qui o nella patria d’origine. I primi a richiedere finanziamenti sono i romeni, l’etnia più numerosa. Il 7% chiede mutui immobiliari. Si tratta di ulteriori segnali di stabilità e integrazione dai cinque milioni di residenti nel nostro Paese che arrivano dal primo “Rapporto sulla domanda di credito da parte di cittadini non italiani”, realizzato da Crif, società specializzata da 25 anni in sistemi di informazioni creditizie. Secondo l’indagine, che ha vagliato le pratiche presentate lo scorso anno, “la domanda di credito dei nuovi italiani nel corso dell’intero anno 2012 ha rappresentato il 12% del totale delle richieste inoltrate dalle famiglie a banche e società finanziarie”. Una quota significativa della popolazione straniera residente ha infatti tra i 25 e 44 anni, l’età dei progetti di medio periodo. Perché e in che misura chiedono prestiti? Il 7% per l’accensione di mutui immobiliari per un importo medio di 105mila euro. Nei prestiti finalizzati le domande degli immigrati rappresentavano l’11% del totale. Quanto ai prestiti personali, i cittadini stranieri hanno presentato addirittura il 15% delle richieste. La classifica per etnie è proporzionale al numero delle presenze, con l’eccezione dei cinesi che utilizzano forme alternative di finanziamento. Così, secondo lo studio di Crif, nel 2012 oltre un quinto di richieste effettuate da cittadini non italiani è stato inoltrato da romeni, seguiti da albanesi (con il 6%), marocchini (con il 5,7) filippini e peruviani (2,9). La comunità cinese, quarta per presenze, è solo ventisettesima per le domande. Il credito, che i tecnici definiscono ‘driver’, pilota dell’integrazione, non pare in crisi tra gli immigrati che continuano a scommettere sul Belpaese. Basta vedere i circa sette miliardi di euro di rimesse – in parte finanziate proprio con prestiti bancari – che ufficialmente partono al 90% via money transfer dall’Italia verso il mondo (e altrettanti se ne vanno in nero). E che sono destinati non solo ai consumi nelle patrie d’origine, ma soprattutto all’acquisto di beni per avviare imprese come mezzi di trasporto o negozi o alla costruzione di immobili. Nonostante la crisi, dall’Italia continua a scorrere un flusso che crea sviluppo. (Paolo Lambruschi – Avvenire)



