Bruxelles – “La libera circolazione dei lavoratori è un principio fondamentale del mercato unico Ue. Considerando la grande disparità tra gli Stati membri in termini di disoccupazione, è ancora più importante aiutare coloro che desiderano lavorare in un altro Paese comunitario a farlo”. László Andor, commissario per l’occupazione, commenta la proposta dell’Esecutivo volta a “garantire una migliore applicazione della normativa dell’Unione in materia di diritti dei cittadini a lavorare in un altro Stato membro”.
Sono 10 milioni i cittadini Ue che lavorano in un altro Paese comunitario e la Commissione ritiene che permanga “il problema della scarsa consapevolezza delle norme da parte dei datori di lavoro sia pubblici che privati” per tutelare chi lavora o vorrebbe lavorare all’estero. Ciò si può tradurre in ostacoli ai movimenti dei lavoratori fino a vere e proprie forme di discriminazione. Si tratta ad esempio di armonizzare (o almeno di informare chiaramente) le diverse condizioni di assunzione, i requisiti di nazionalità per accedere ad alcuni posti, le retribuzioni, le prospettive di carriera, l’accesso alla pensione o alla previdenza sociale. La proposta, che passa al vaglio di Parlamento e Consiglio Ue, contiene misure che ad esempio riguardano la creazione di “punti di contatto nazionali” per fornire informazioni e consulenza ai lavoratori migranti e ai datori di lavoro, la possibilità a sindacati e ong di agire a tutela dei lavoratori. (SIR Europa)



