Roma – La Comunità di Sant’Egidio si mobilita in Europa per dare una testimonianza di pace e di convivenza fra diversi e per denunciare i rischi di un risorgente antisemitismo che si manifesta di nuovo a settant’anni dalla seconda guerra mondiale. Nei giorni scorsi, giovani provenienti da cinque paesi dell’Europa occidentale – Spagna, Germania, Belgio, Francia, Paesi Bassi – si sono recati in pellegrinaggio ad Auschwitz nel nome di un’Europa unita e pacificata, che non può dimenticare l’orrore a cui hanno portato le discriminazioni razziali, l’antisemitismo, l’antigitanismo. Contemporaneamente, una marcia contro i rigurgiti di antigiudaismo nel cuore dell’Ungheria si è svolta a Pécs per protestare contro le contestazioni rivolte all’indirizzo del World Jewish Congress riunito a Budapest. Da Pécs, nel 1944, 4000 persone furono deportate nei campi di concentramento nazisti. La marcia, partita dalla chiesa dei Francescani, si è conclusa davanti alla sinagoga di piazza Kossuth, dove hanno parlato il responsabile di Sant’Egidio János Nagy e lo scrittore György Konrád, testimone delle vicende del ’44 e decorato con il premio Carlo Magno. Ad Auschwitz i partecipanti al pellegrinaggio hanno lanciato un appello per ricordare l’orrore della Shoa e ribadire l’impegno ad “escludere ogni forma di razzismo, discriminazione o disprezzo contro l’uomo e contro la vita, e contribuire attivamente alla costruzione di un’Europa dove tutti possano vivere insieme: un mondo senza razzismo”.



