Roma – Tra un container e l’altro ci sono i panni stesi ad asciugare, il triciclo di un bambino e un disegno sull’asfalto per giocare… Ma anche bagni inaccessibili, assenza di luce e acqua potabile, fognature al collasso e container fatiscenti. È una vita al limite, fatta di “dritti negati”, quella dei rom nei “villaggi attrezzati” di via di Salone e di via della Cesarina a Roma visitati ieri mattina a sorpresa dall’Associazione 21 luglio, accompagnata dal garante dei diritti per l’Infanzia e l’Adolescenza, Vincenzo Spadafora. “Sono senza parole – commenta duro, Spadafora -. È una vergogna che nel 2013 persone vivano così tanto ai margini da tutto, dai diritti elementari. L’emergenza nomadi è finita solo sulla carta. Chiederò subito un incontro al ministro Josefa Idem, se sarà lei ad avere la delega, per capire che intenzioni ha il governo in merito”. E il presidente dell’Associazione, Carlo Stasolla, ammonisce: “Sofferenza, dolore sociale e discriminazioni non sono più tollerabili” Per la gestione della Cesarina, ricorda il presidente, vengono spesi ogni anno 587mila euro, ma se queste sono le condizioni di vita “è evidente che vengono sprecati”. A Roma, precisa, dal 2009 “le autorità hanno speso più di 62 milioni di euro: il piano nomadi prevedeva la chiusura di 101 insediamenti e la collocazione di 6mila rom in 13 villaggi attrezzati entro il 2011. Oggi si sono fermati a quota 8, gli insediamenti sono più di 500 e gli sgomberi forzati 536. Questo piano incarna la violazione istituzionale dei diritti umani”. Il campo di via di Salone è il più grande. Ci vivono in “1.200” e per la sua gestione si spendono “ogni anno 3,2 milioni di euro”. “Qui si sente il problema degli apolidi di fatto che senza documenti non possono andare a scuola, all’università, al lavoro”, spiega Stasolla. Pamela, 15 anni, frequenta una scuola per parrucchieri gestita dai salesiani. Da grande vorrebbe aprire un salone, ma teme di non ottenere il diploma “perchè non ha i documenti”. (Avvenire)



