La tratta degli esseri umani: l’esperienza di “Talitha Kum”

Città del Vaticano – Oggi tra i 12,5 ed i 27 milioni di persone vivono all’interno della “cerchia criminale della tratta di esseri umani”. Le donne rappresentano il 55-60% di tutte le vittime del traffico rilevato a livello globale. Le donne e le ragazze rappresentano insieme circa il 75%. La tratta a scopo di sfruttamento sessuale ammonta a circa il 58% di tutti i casi di traffico rilevato a livello globale, mentre il traffico per il lavoro forzato incide per il 36%. La quota di casi rilevati di tratta per lavoro forzato è raddoppiata nel corso degli ultimi quattro anni.
Sono alcuni dati forniti questo pomeriggio da sr. Estella Castalone che ha portato l’esperienza, come coordinatrice, di “Talitha Kum” promossa dalla Rete Internazionale della Vita Consacrata contro la Tratta degli esseri umani durante la sessione speciale dell’Assemblea Plenaria del Pontificio Consiglio dei Migranti ed Itineranti in occasione del 25 anniversario della sua fondazione. Una realtà condivisa da oltre 600 suore che lavorano in 75 paesi del mondo a fianco di chi è vittima di violenza e delle persone vulnerabili.
“La quota di casi rilevati di tratta per lavoro forzato – ha detto la religiosa – è raddoppiata nel corso degli ultimi quattro anni. Una delle tendenze più preoccupanti è l’aumento di vittime minorenni. Dal 2003 al 2006, il 20% di tutte le vittime rilevate erano bambini. Tra il 2007 e il 2010, la percentuale di bambini vittime era salito al 27%. La tratta dei bambini è diventata la terza più estesa attività criminale nel mondo”. 
“Invece di diminuire, la tratta di persone – ha spiegato sr. Castalone – aumenta in grandezza, complessità, portata e forme. La tratta di persone prospera perché è un buon affare. Il traffico di esseri umani produce fino a 32 miliardi di dollari USA di profitti ogni anno. Si tratta di un ottimo secondo posto nella classifica dell’impresa criminale globale – dopo il traffico di droga – terzo, se si considera anche il commercio illegale di armi”. Quello che “turba” – ha detto – è il fatto che dietro a tutti questi dati statistici “ci siano le esperienze strazianti delle vittime della tratta, per lo più donne e ragazze che spesso sperimentano la sofferenza fisica ed emotiva, traumi, stupri, minacce e, in alcuni casi, la morte. Coloro che sono vittime della tratta cessano di essere persone. Essi diventano invisibili. Diventano una merce, trattati come oggetti” per gli affari di “compravendita” e questo rappresenta “un motivo sufficiente di preoccupazione pastorale per ogni cristiano”. La religiosa ha quindi invitato a “scendere” dal “nostro stile di vita confortevole e, come il Buon Samaritano, piegarci per versare sopra le ferite dell’umanità l’olio della nostra consacrazione religiosa: la preghiera, il nostro senso del sacro, la nostra fedeltà alla sequela Christi e con essa, versare il vino della nostra umanità: gentilezza, preoccupazione, cura, tenerezza, solidarietà, rispetto, diventando così segni ed espressioni dell’amore redentore di Dio che porta speranza”. (R.I)