Città del Vaticano – “L’onere dell’accoglienza di grandi masse di profughi, accompagnato a periodi di crisi economica generalizzata e a preoccupazioni di sicurezza hanno generato e generano tuttora una reazione che si avvicina talvolta alla paura verso i rifugiati, quando non all’ostilità”. Una reazione che si manifesta anche “in modo violento e che spinge molti Paesi, in passato paladini dei diritti dei più vulnerabili in nome di valori di civiltà, a rivedere le loro procedure e ad adottare misure restrittive e dissuasive che bloccano indistintamente i migranti economici e i rifugiati”.
Lo ha detto, questo pomeriggio, mons. Domenique Mamberti, Segretario per le Relazioni con gli Stati della Segreteria di Stato della Santa Sede, intervenendo alla sessione speciale dell’Assemblea del Pontificio Consiglio per i Migranti e gli Itineranti in corso in Vaticano. Per mons. Mamberti nelle ultime due decadi i conflitti, “condotti spesso da attori non statali, sfidano gli operatori umanitari in modo grave e imprevedibile. I civili costituiscono frequentemente gli obiettivi principali e occorre studiare nuove strategie di protezione, siano esse a livello locale, regionale o internazionale”. Tra le sfide che si pongono in tali contesti – ha poi aggiunto – “assistiamo a tentativi e scenari che la Santa Sede non ha mancato di evidenziare in modo chiaro e fermo, e che riguardano specialmente i settori dell’educazione e della salute dei migranti forzati, particolarmente delle donne e dei minori”. Si tratta – ha spiegato – di pratiche e di metodi (come quelli contraccettivi o abortivi) che risultano spesso imposti, che poco hanno a che fare con le necessità più sentite dai migranti forzati e costituiscono non di rado anche forzature culturali. Di fronte a questa situazione la Santa Sede non può restare in silenzio”. E parlando dei rifugiati il rappresentante della Segreteria di Stato ha detto che la protezione riguarda ogni uomo e di ogni donna “forzati ad emigrare e, logicamente, dove queste persone soffrono, non ci possono essere distinzioni di alcun tipo. La carità, che è il riferimento unico dei cristiani, suggerisce poi i modi migliori per affrontare le diverse situazioni, preservano la dignità e i diritti di queste persone”.
Nella sua relazione mons. Mambertì ha ripercorso la storia dell’impegno della Santa Sede a fianco dei migranti ed ha ricordato come, ogni anno, dal 1914, è stata istituita la Giornata Mondiale del Migrante con l’obiettivo di sensibilizzare alle vicende dei migranti e di raccolta fondi a favore delle opere missionarie per gli emigrati.
Concludendo il suo intervento ha poi citato un episodio, del 1984. Nel volo di ritorno da una visita ad alcune Chiese nell’Estremo Oriente, un giornalista ha chiesto a Giovanni Paolo II: “Santità, Lei ha posto il problema politico dei rifugiati…” Il Papa lo ha interrotto “Umano! È umano! È politico, naturalmente, i politici sono obbligati a risolvere questo problema, ma il problema è umano!”.
“I migranti non sono numeri anonimi ma persone, uomini, donne e bambini – ha poi concluso il presule – con le proprie storie individuali, con doni da mettere a disposizione e aspirazioni da soddisfare per il loro bene e per quello dell’umanità”.



