ICMC: “contribuire al pieno rispetto della dignità umana”

Città del Vaticano – “I meccanismi tradizionali di protezione e sviluppo della solidarietà internazionale sono sotto grave pressione a fronte della diminuzione dei mezzi finanziari, di un atteggiamento tenace di autodifesa in molte società e politiche e di un numero in costante ampliamento dei rischi e dei bisogni di protezione. In un mondo di crescente mobilità umana, questo influisce direttamente sulla risposta pastorale e invita tutti noi a prendere in considerazione nuove strategie, prese di posizione e sinergie”. Lo ha detto questa mattina Johan Ketelers, segretario della Commissione Cattolica Internazionale per le Migrazioni, intervenendo all’ultima giornata della XX Assemblea Plenaria del Pontificio Consiglio per i Migranti e gli Itineranti. Per Keterls la protezione “non deve essere organizzata soltanto per le vittime della persecuzione e della guerra, ma anche per le vittime di molte altre circostanze e cause” come le vittime di atrocità e abusi, condizioni economiche che minacciano la loro vita, ecc. “La sfida oggi è dunque – ha sottolineato – quella di sviluppare modi migliori per abbracciare questa definizione più ampia e sviluppare adeguate risposte istituzionali e politiche che ugualmente siano al servizio di molti altri che necessitano di protezione”. “Il semplice riconoscimento del bisogno di protezione, salvare vite umane, restituire la dignità umana e lo sviluppo di risposte sociali e comunitarie sono – ha aggiunto – strettamente collegati con i valori morali che sottoscrivono le nostre società e la nostra visione cristiana. Questo significa che ci sono un sacco di buoni motivi per sviluppare ulteriormente la prospettiva e concentrare i nostri sforzi”. In un mondo “irreversibilmente plurale, che è oggi in gran parte disordinato e frammentato, la protezione di chi è vulnerabile – ha spiegato ancora il relatore – “non può essere niente meno che parte integrante dello sviluppo. Le persone sradicate affrontano molti rischi che le rendono vulnerabili. Queste vulnerabilità fanno appello alla responsabilità di tutti. È quindi essenziale che la Chiesa promuova la misericordia e la giustizia, affrontando i processi che generano vulnerabilità insieme con le relative risposte e responsabilità di tutte le comunità, sia nazionali che internazionali. Come protagonista di risposta significativa e di responsabilità, la Chiesa stessa mette alla prova carisma, esperienza, tradizione sociale e solidarietà nel prendere in considerazione come possano essere meglio realizzate, nelle strutture e nel cuore, soluzioni durature per tutti coloro che hanno bisogno di protezione e di assistenza”. La Chiesa “accompagna l’umanità senza distinzioni e condivide le sorti dell’umanità: in questo riconosce – ha detto ancora Ketelers – che non ci può essere alcun progresso verso lo sviluppo integrale dell’uomo senza il simultaneo sviluppo di tutta l’umanità in uno spirito di solidarietà. Questo richiede sforzi nel rafforzare il legame tra la protezione, la promozione della persona umana e lo sviluppo integrale”. Da qui la collaborazione con strutture laiche e la ricerca “genuina di sinergie”. Inoltre, è necessario che la Chiesa continui il suo lavoro per “l’ulteriore costruzione di politiche di protezione nella giusta interazione con i governi e con le istituzioni internazionali”. La Chiesa – ha poi concluso – “non può e non deve prendere nelle sue mani la battaglia politica per realizzare la società più giusta possibile. Non può e non deve mettersi al posto dello Stato. Ma non può e non deve neanche restare ai margini nella lotta per la giustizia. Deve inserirsi in essa per la via dell’argomentazione razionale e deve risvegliare le forze spirituali, senza le quali la giustizia, che sempre richiede anche rinunce, non può affermarsi e prosperare”. “Noi, come Chiesa, possiamo contribuire – con grande credibilità e, a volte, con leadership sorprendentemente riconosciuta – ad una visione più inclusiva, coerente e coesa integrando cause, conseguenze e azione coerente, mentre costruiamo sul pieno rispetto della dignità umana”. In modo “inequivocabile, questo significa che non solo i precetti del diritto internazionale umanitario devono essere pienamente rispettati, ma anche tutti i diritti umani, nel tentativo di proteggere l’individuo, le comunità e tutte le nazioni”.