Otranto – Una preghiera nel porto di Otranto per ricordare le 19mila vittime del mare nel Mediterraneo, a ventidue anni dai primi sbarchi degli albanesi con le navi. L’iniziativa si è svolta ieri e vi hanno partecipato gli oltre 100 rappresentanti delle Caritas diocesane e del bacino del Mediterraneo presenti al Migramed meeting sulle migrazioni organizzato in questi giorni a Otranto dalla Caritas italiana e dalla Caritas di Otranto. Dopo la preghiera e un breve percorso a piedi sono stati gettati in mare, come gesto simbolico, dei petali di rosa. “Ricordare i migranti morti in mare significa rinnovare il nostro impegno perché questo non avvenga più – dice don Maurizio Tarantino, direttore della Caritas di Otranto -. Non si può morire di speranza”. Sono passati già 22 anni dagli sbarchi di massa di 20/27mila albanesi, subito dopo la caduta del regime di Enver Hoxha. È dell’8 agosto 1991 lo sbarco della Vlora, la nave carica fino all’inverosimile rimasta impressa nell’immaginario collettivo, con la gara di solidarietà degli abitanti di Otranto per portare aiuti a chi dormiva all’addiaccio sotto teli di plastica. Una storia che è stata ricordata ieri pomeriggio con una tavola rotonda celebrativa al Migramed, a cui ha partecipato anche Roland Sejko, il regista albanese vincitore del David di Donatello 2013 con il suo film documentario ispirato proprio alla Vlora e alla sua esperienza personale.



