Milano: uno studio sulle moderne schiavitù

Milano – Se pensate che lo Slave Trade Act del 1807, con cui il Parlamento inglese mise al bando la tratta degli schiavi attraverso l’Oceano Atlantico, sia un provvedimento così remoto rispetto allo scenario odierno vi sbagliate. Non si spiegherebbe, altrimenti, la legge italiana 228, approvata soltanto 10 anni fa – Misure contro la tratta di persone – che ha modificato alcuni articoli del codice penale: tra gli altri, il 600 ( Riduzione o mantenimento in schiavitù o in servitù ), il 601 ( Tratta di persone) e il 602 ( Acquisto e alienazione di schiavi). E che la lotta alla schiavitù sia ancora attualissima lo dimostra, ancora, la direttiva contro il traffico di esseri umani emanata due anni fa dall’Unione Europea con lo scopo di difendere e reintegrare le vittime di questa odioso fenomeno. Un provvedimento, quest’ultimo, che “considera punibili il reclutamento, il trasporto, il trasferimento, l’alloggio o l’accoglienza di persone, compreso il passaggio o il trasferimento dell’autorità su tali persone, a fini di sfruttamento”, con un particolare riguardo alle condotte esercitate contro i minori. Ma che cosa significa essere schiavo oggi? E quali sono le moderne forme di assoggettamento e sfruttamento delle persone? È quanto si è chiesto lo European Research Council che ha finanziato, con 935.000 euro, un progetto di ricerca sulla schiavitù presentato dall’Università di Milano-Bicocca. Lo studio, unico nel suo genere, durerà fino ad aprile 2018, sarà coordinato da Alice Bellagamba, professore associato di Antropologia culturale nel dipartimento di Scienze umane per la formazione ‘Riccardo Massa’ dell’ateneo milanese e investirà aree geografiche e culturali dell’Africa settentrionale e occidentale, dell’Oceano Indiano e dell’Asia centrale. Tra le altre, saranno aree di indagine il Senegal, la Libia, il Madagascar e l’Afghanistan. La ricerca, denominata ‘Shadows of Slavery in West Africa and Beyond. A Historical Anthropology’, ha come obiettivo “collegare lo studio storico della schiavitù e della sua abolizione alle forme contemporanee di lavoro coatto e traffico di persone. I temi di ricerca – recita un comunicato dell’Università – includono le declinazioni storiche delle nozioni di ‘schiavitù’ e ‘libertà’, il lavoro domestico come ambito dove si annidano forme incrementate di dipendenza personale e sfruttamento, il ruolo dello Stato nel processo di abolizione della schiavitù e nella lotta contemporanea al lavoro coatto e al traffico di persone”. Alice Bellagamba si avvarrà della collaborazione di tre giovani studiosi selezionati attraverso un bando internazionale. “Siamo abituati a considerare la schiavitù come la netta antitesi della libertà – dice la docente – e soprattutto come argomento da manuali di storia. Dovremmo cominciare a pensare che ci possono essere forti elementi di coercizione nel lavoro libero così come elementi di libertà nel lavoro coatto”. Il progetto di ricerca, oltre a produrre risultati scientifici nuovi, consentirà di creare un polo tematico nella stessa Università Bicocca “che diventi – è l’auspicio dell’ateneo ambrosiano – un punto di riferimento di discussione nazionale e internazionale sulla materia, anche attraverso accordi con istituti di ricerca internazionali”. (Vito Salinaro – Avvenire)