Card. Vegliò: rispettare la dignità di rifugiati, richiedenti asilo e persone forzatamente sradicate

Città del Vaticano – “Sembra evidente che, nel dibattito politico, a livello nazionale e internazionale, sempre più spesso si adottino misure di deterrenza invece di incentivi per il benessere della persona umana, la tutela della sua dignità e la promozione della sua centralità. Pare che la questione si ponga soprattutto sulle modalità per tenere lontani profughi e sfollati. Invece di considerare le ragioni per cui sono stati costretti a fuggire, la sola presenza di rifugiati o di persone deportate è avvertita come problema. Tutto questo sta minacciando lo spazio di protezione”. Lo ha detto questa mattina il card. Antonio Maria Vegliò, presidente del Pontificio Consiglio per i Migranti e gli Itineranti, presentando, nell’Aula Giovanni Paolo II della Sala Stampa della Santa Sede, il documento “Accogliere Cristo nei rifugiati e nelle persone forzatamente sradicate. Orientamenti pastorali”, redatto congiuntamente dal Pontificio Consiglio della Pastorale per i Migranti e gli Itineranti e dal Pontificio Consiglio Cor Unum. Il porporato ha citato alcuni dati come i 100 milioni di persone nel mondo che negli ultimi anni hanno lasciato le loro case “forzatamente, per svariate ragioni quali persecuzioni, conflitti armati o altre violazioni dei diritti umani, e che sono costrette a rimanere in esilio, oppure a vivere all’interno dei confini del loro paese in luoghi dove trovano rifugi precari”. E, poi, i 16 milioni di rifugiati, oltre a 28,8 milioni di sfollati interni a causa di conflitto; a 15 milioni di profughi a motivo di pericoli e disastri ambientali e 15 milioni di profughi a causa di progetti di sviluppo. Il card. Vegliò ha anche fatto cenno agli “apolidi, che non possiedono alcuna cittadinanza e non sono ammessi ai diritti che spettano ai cittadini”. Essi sono circa 12 milioni, “persone quasi invisibili, che non hanno documenti di identità e con limitate opportunità di ottenere un posto di lavoro, di studiare e di lasciare le loro dimore”. Si è quindi soffermato su un altro fenomeno molto grave dei nostri giorni, “il traffico di esseri umani” che rappresenta “una piaga vergognosa che deve essere condannata con fermezza e debellata da società che vogliono dirsi civili”. Il cardinale ha rilevato che questo fenomeno si presenta “con forme molto diverse”. La Chiesa – ha detto il cardinale – “sente il dovere di manifestare la sua vicinanza ai rifugiati e alle persone forzatamente sradicate. Il servizio pastorale della Chiesa, infatti, è l’espressione tangibile della sua fede. Ecco perché, a partire dalle parrocchie e dalle strutture di base fino alle sue varie componenti, a livello regionale, continentale e globale, non ha paura di assumere le difese di migranti, rifugiati, sfollati e vittime del traffico di esseri umani in ogni area del mondo. E questo si concretizza in molte forme diverse, come alzare la voce per farsi interprete di chi non riesce a farsi sentire, il soccorso immediato e l’aiuto materiale nelle situazioni di crisi e nelle emergenze, l’assistenza nelle necessità spirituali, il sostegno dell’amministrazione dei sacramenti e la promozione di tutto ciò che può contribuire a guarire, rafforzare e responsabilizzare i singoli e le famiglie”. Atteggiamenti e comportamenti di solidarietà di questo genere – ha spiegato il presidente del dicastero vaticano – “tracciano il percorso per il nostro rinnovamento, come Chiesa, mentre ascoltiamo la voce di Dio che parla attraverso le storie di persone che aspirano a una vita più piena, nella comunione con il Creatore di tutti e nella partecipazione all’unica famiglia umana. Questo esige continua disponibilità a ripensare, a verificare e a ristrutturare i nostri sforzi pastorali, dal momento che le nuove sfide richiedono nuove risposte. Tutti nella comunità cristiana sono chiamati ad ascoltare l’appello di Cristo ad accogliere lo straniero, che oggi si presenta a noi con il volto del profugo, del rifugiato e di chi è vittima dell’ignobile traffico di esseri umani”, come ha ricordato papa Francesco ricevendo lo scorso 24 maggio i membri del Pontificio Consiglio per i Migranti e gli Itineranti. Il documento è – ha detto ancora il card. Vegliò – “una guida pastorale che parte da una premessa fondamentale, che fa da filo rosso” cioè che “ogni politica, iniziativa o intervento in questo ambito deve ispirarsi al principio della centralità e della dignità di ogni persona umana. Anzi, è proprio questo principio a far sì che l’assistenza, prestata dalle istituzioni della Comunità internazionale, dai singoli Stati e dagli Organismi ecclesiali, non sia considerata un’’elemosina’, ma un atto dovuto di giustizia, da una parte, e un’autentica testimonianza di misericordia, dall’altra”. Rifugiati, richiedenti asilo e sfollati sono “persone la cui dignità deve essere tutelata e, anzi, deve costituire assoluta priorità. Questa è anche la ragione per cui il Documento ricorda i diritti riconosciuti ai singoli rifugiati e che promuovono il benessere degli individui”. I Governi “dovrebbero rispettare tali diritti, mentre dovrebbero essere studiati ulteriori allargamenti alle persone coinvolte nelle migrazioni forzate”. La protezione – ha poi detto – deve essere “garantita a tutti coloro che vivono in condizioni di migrazione forzata, tenendo conto di esigenze specifiche, che possono variare dal permesso di soggiorno per le vittime del traffico di esseri umani alla possibilità di accedere alla cittadinanza per gli apolidi”. La Chiesa – ha poi concluso il card. Vegliò – “è convinta che sia responsabilità collettiva, oltre che di ogni singolo credente, la sollecitudine pastorale per tutte le persone che, in vario modo, sono coinvolte nelle migrazioni forzate. Infatti, è quanto mai urgente e opportuna la sinergia di sforzi concertati, al fine di essere presenti e di offrire ogni possibile aiuto ai rifugiati e alle persone forzatamente sradicate”. (Raffaele Iaria)