Il Mondiale per migranti in ogni città

Bergamo – Si è concluso a Zanica il torneo di calcio internazionale Bergamondo, il fiore all’occhiello del Csi (Centro Sportivo Italiano) in fatto di antirazzismo, integrazione e inclusione sociale attraverso lo sport. Un successo tanto importante che subito il Csi ha pensato di “esportarlo” come modello vincente in altre città italiane: una grande occasione, in ogni territorio, per coinvolgere le comunità di stranieri residenti. L’integrazione si realizza, infatti, anche correndo dietro ad un pallone, reale comune denominatore di un linguaggio che accomuna tutti, offre opportunità di dialogo e di apertura all’altro. Nella bergamasca si gioca dal 2007 e per la prima volta, quest’anno, ad aggiudicarsi il trofeo è stata una comunità diversa rispetto alle precedenti sei edizioni. Ha vinto la Sierra Leone, battendo ai rigori la Costa d’Avorio, alla sua terza finale disputata e persa. Nelle sei precedenti edizioni le sole titolate erano state Senegal e Brasile, quest’anno incapaci di superare il primo turno. La nazionale di Freetown ha davvero sorpreso tutti. Mai agli ottavi nelle stagioni precedenti, nel 2013 a suon di reti ha concretizzato il motto evangelico “gli ultimi saranno i primi”. Da squadra materasso a campione. Sempre argento, invece, per la rappresentativa ivoriana. Bergamondo, il mondiale calcistico riservato ai migranti residenti nella Bergamasca (promosso da L’Eco di Bergamo, organizzato dal Csi con il supporto di Credito Bergamasco, Cisl e Fondazione della Comunità Bergamasca) ha visto nel 2013 in campo 20 squadre, oltre 400 calciatori, 38 partite, migliaia di tifosi, provenienti anche da Verona, Bologna e perfino dalla capitale, in occasione della finale. Positivo il bilancio di Vittorio Bosio, vicepresidente nazionale del Csi, e numero uno del comitato bergamasco: “Ogni anno con gioia e spirito di aggregazione scopriamo nuove comunità di migranti. È un torneo attesissimo da chi gioca per tutto l’anno che sa regalare grandissime emozioni e soddisfazioni. C’è sempre molta correttezza in campo. Vanno ringraziati tutti i volontari che, per due mesi, hanno lavorato per realizzare il torneo. Ora occorre fare qualcosa in più per coinvolgere la comunità locale e sperimentarlo anche in altre regioni”. (Felice Alborghetti – Speciali Csi – Avvenire)