Dai nostri inviati
Lampedusa – La “Paolo Veronese” molla gli ormeggi da Porto Empedocle in perfetto orario, appena qualche minuto dopo le 23.59, orario di partenza previsto, ieri sera. A bordo centinaia di viaggiatori che, diversamente da quanto accade solitamente in questi mesi dell’anno, i mesi dell’estate, non sono solo turisti solo alla ricerca del relax, del sole e della sabbia bianca della spiaggia della Guitgia. I volti, stanchi ma felici, delle persone provenienti da ogni parte della Sicilia e dell’Italia che hanno trascorso la nottata nelle cabine o sulle poltrone del traghetto, corrispondono a quelli di tanti cittadini pronti ad essere protagonisti di una pagina di storia. Perché è esattamente così, una pagina di storia, che è già stata definita la visita di Papa Francesco nell’Isola di Lampedusa, la più grande dell’arcipelago Pelagie, che il mondo intero ha imparato a conoscere come terra maestra di accoglienza. E’ questo il luogo che il Santo Padre ha scelto per il suo primo viaggio fuori dai confini della Diocesi di Roma. Un incontro voluto per chiedere scusa alle migliaia di uomini, donne e bambini silenziosamente scomparsi tra le onde del Mediterraneo. Durante la celebrazione, che, per questioni di spazi si terrà al campo sportivo, sulla stessa superficie in terra battuta è che nell’ inverno del 2011 fu teatro delle partite di calcetto Italia-Tunisia tra i giovani italiani e i giovani ragazzi dalla pelle color caffè latte, Papa Francesco pregherà e chiederà scusa, a nome del mondo intero, a chi è morto sperando di poter vivere una vita finalmente dignitosa. Tanti, come detto, i fedeli che non hanno voluto perdere la storica occasione di ascoltare le parole del Papa in terra lampedusana. Tra questi, ad esempio ci sono Daniela e Francesca, mamma e figlia, originarie di Agrigento. Le incontriamo su uno dei ponti della “Paolo Veronese” poco dopo la partenza da Porto Empedocle. Lei, Daniela, di professione insegnante, di Lampedusa si è innamorata non appena vi ha messo piede per motivi di lavoro: “Da quel giorno di quattro anni fa, ho deciso che ci avrei trascorso per sempre le mie vacanze estive”. E così è stato. E così sarà anche quest’anno. “Ho pregato tantissime volte la mamma di venire con me” continua la giovane professoressa “ma non c’è mai stato nulla da fare per convincerla. Ci è riuscito, per Papa Francesco. Qualche giorno fa, non appena saputo della visita, mi ha telefonato dicendomi: prenoti anche per me? Voglio venire a Lampedusa per l’arrivo del Papa”. Mamma Francesca, ascoltando il racconto della figlia Daniela, annuisce sorridente. L’espressione della signora è tipica di chi non sta più nella pelle, di chi non vede l’ora di toccare terra per ascoltare ogni singola parola che il Santo Padre pronuncerà dall’ambone.
“Oggi mia madre sembra una bambina” commenta ancora Daniela. E di bambini, sulla Paolo Veronese, ce ne sono tanti. Corrono e si rincorrono fra i ponti e i corridoi del traghetto, animati dalla splendida e genuina inconsapevolezza di chi non sa cosa, tra qualche ora, avverrà. I genitori li osservano da lontano, lasciandoli scorazzare con tranquillità perché in fondo per loro è giusto che sia così. Sono piccoli e della vita, per fortuna, conoscono ancora solo il lato positivo. Quella positività che, di contro, i loro coetanei dell’altra sponda del Mediterraneo, non hanno mai conosciuto. E’ anche, anzi soprattutto per loro, per i piccoli innocenti addormentatisi per sempre tra le correnti del Mediterraneo, e per quelli che, un domani, quelle correnti potrebbero doverle sfidare per raggiungere lo scoglio della speranza, che Papa Francesco pregherà. Migliaia di fedeli, si inginocchieranno simbolicamente, a fianco del Santo Padre, il Pastore “venuto dall’altra parte del mondo”. (Elena de Pasquale e Nino Arena)
“Oggi mia madre sembra una bambina” commenta ancora Daniela. E di bambini, sulla Paolo Veronese, ce ne sono tanti. Corrono e si rincorrono fra i ponti e i corridoi del traghetto, animati dalla splendida e genuina inconsapevolezza di chi non sa cosa, tra qualche ora, avverrà. I genitori li osservano da lontano, lasciandoli scorazzare con tranquillità perché in fondo per loro è giusto che sia così. Sono piccoli e della vita, per fortuna, conoscono ancora solo il lato positivo. Quella positività che, di contro, i loro coetanei dell’altra sponda del Mediterraneo, non hanno mai conosciuto. E’ anche, anzi soprattutto per loro, per i piccoli innocenti addormentatisi per sempre tra le correnti del Mediterraneo, e per quelli che, un domani, quelle correnti potrebbero doverle sfidare per raggiungere lo scoglio della speranza, che Papa Francesco pregherà. Migliaia di fedeli, si inginocchieranno simbolicamente, a fianco del Santo Padre, il Pastore “venuto dall’altra parte del mondo”. (Elena de Pasquale e Nino Arena)



