Papa a Lampedusa: l’isola in preghiera in attesa di Francesco

Lampedusa – “Guardiamo il sorriso di Papa Francesco, guardiamo l’innocenza di questi due bambini, guardiamo ciò che i lampedusani hanno saputo fare e allora possiamo dire che sì, è vero: il mondo può diventare più bello”. Così mons. Franco Montenegro, arcivescovo di Agrigento, si è rivolto ai tanti fedeli lampedusani, nel corso della concelebrazione che ha presieduto questa sera, durante la quale sono stati battezzati i piccoli Michele e Francesco facendoli nascere alla luce della comunità ecclesiale.

La chiesa dedicata a San Gerlando è stata riempita da centinaia di persone, alcune hanno seguito la funzione sacra dal sagrato, ma tutti sono rimasti vicini al pastore della Diocesi in un momento di grande gioia per tutta la comunità che a lungo ha preparato nel cuore un evento così grande e imprevedibile.

“La scelta di Lampedusa come primo viaggio apostolico – ha detto ancora mons. Montenegro – è essa stessa un messaggio forte che ci aiuta a leggere la storia con gli occhi di Dio. La visita del Santo Padre confermerà la comunità cristiana nell’esercizio della carità e dell’accoglienza. Al Santo Padre porteremo la risposta che questa comunità ha saputo dare alla sofferenza che ha bussato alle sue porte, l’accoglienza della gente che ha svuotato armadi, messo a disposizione docce, pranzi vestiti. Questi sforzi sono riconosciuti dal Papa. Ora bisogna aspettare la voce del Pastore, ciò che deve dire al suo gregge, darci parole di speranza, dirci che se si ha un grande cuore allora su può guardare lontano”.

Prima della fine della concelebrazione, don Stefano Nastasi, il parroco dell’Isola, ha chiamato a raccolta la comunità invitandola a partecipare alla veglia di preghiera, ricordando anche il carattere penitenziale della visita del Santo Padre: “Viene per chiedere perdono insieme a noi per tutte le volte che non abbiamo amato, per tutte le volte che non abbiamo accolto”. (Nino Arena)